Via Crucis

Presieduta da Giovanni Paolo II

Venerdì Santo 1999

 

Testi dei commenti di Mario Luzi

 

Preghiera inizialeNel nome del Padre…PreghiamoPadre Santo, amico delle creature, da sempre nel tuo Verbo ci hai amati e pensati e hai voluto che riconoscessimo il tuo Volto nel volto del tuo Unigenito nato dalla Vergine Maria. In lui, provato in ogni cosa, come noi, escluso il peccato, hai compatito le nostre infermità; in lui hai assunto il limite del dolore e della morte e ciò che era distrutto l'hai ricostruito; in lui la tua misericordia si è estesa di generazione in generazione per sempre.

 

Padre Santo, guarda il tuo popolo che dopo aver celebrato il memoriale della passione e morte del suo Signore percorre orante, in attesa della risurrezione, la via della Croce. Siamo in comunione con il grido di dolore del tuo Figlio, la cui eco si prolunga nel grido che sale dalle infinite croci degli uomini e delle donne di ogni tempo. Siamo in comunione con la sua offerta d'amore, mentre porta a compimento la sua passione: nel tempo drammatico della sofferenza e della morte non cessi mai il dialogo fiducioso con te, Padre, di noi figli nello Spirito del tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen.

 

Introduzione

Padre, nella tua prescienza conosci tutto prima che sia

e quando è

lo guardi essere con il tuo sguardo imperscrutabile.

Quanto è lontana da te l'angoscia che mi opprime.

L'angoscia che mi leggi in viso

e nel cuore è quella del presentimento.

Tutto ti è comprensibile: anche questo;

eppure dubito talora

che questa sofferenza non ti arrivi

poi subito di questo mi ravvedo

perché so la tua misericordia.

Padre che sta per accadere che per te non sia già stato?

Che cos'è questo sgomento?

C'è nel tempo qualcosa che m'affligge,

il tempo è degli umani, per loro lo hai creato,

a loro hai dato di crearne, di inaugurare epoche, di chiuderle.

Il tempo lo conosci, ma non lo condividi.

Io dal fondo del tempo ti dico: la tristezza

del tempo è forte nell'uomo, invincibile.

 

Prima Stazione

Gesù nell'orto degli ulivi

Giuda mi si accosta, mi dà saluto e bacio

 

Ti adoriamo o Cristo…Dal Vangelo secondo Matteo.Gesù andò in un podere, chiamato Getsemani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. E, avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”.

Ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: “Quello che bacerò, è lui, arrestatelo!”.

E subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve. Rabbì!”. E lo baciò.

 

Meditazione

Padre, siamo nell'Orto degli Ulivi - così chiamano il luogo qui a Gerusalemme. Mi prostro con la faccia a terra, dico parole dissennate: passi da me questo calice. Ma non come vrrei come tu vuoi sia fatto. Ciò che si prepara è nelle J Scritture, a quello ho ordinato i miAi pensieri punto per punto, eppure esito ancora, farnetico che sia revocabile. Tu entri nel groviglio umano e lo disbrogli pure così lontano come sei nella tua eternità da questi nodi delle esistenze temporali. In te pietà ed amore riempioNo l'abioso di questa differenza. Intendimi.

Ma ecco viene gente. Sono già qui, è Giuda, uno dei dodici, lo accompagna una moltitudine per niente pacifica. Hanno bastoni e s9ade, è chiaro in un balen a che punto della tragedia siamo. E io˜che follemente, cke umanamente ti chiedevo di rimuoverla! Giuda - tu lo vedi nella notte e leggi i suoi pensieri - mi si accosta, mi dà saluto e bacio. È il segno.

 

&n‚sp;

Padre nostro

 

Stabat mater dolorosa

iuxta crucem lacrmmosa, dum pendebat Filéus.Seconda Stazione

Gesù h condannato dal sinedrioSono ora, Padre, in balia degli uomini

 

Ti adoriamo Cristo…

 

Dal Vangelo secondo Matteo. I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna. Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”. “Tu l'hai detto” - gli rispose Gesù. Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: “Ha bestemmiaèo! Ecco ora voi avete udito la bestemmia; che ve ne pare?”.E quelli riposero: “È reo di morte”.

 

Meditazione

Sono ora, Padre, in balìa degli uomini a cui tu mi hai mandato.Che fare? Io li ho amati. L'amïre ha molte forme, e io molte ne ho provate e fatte ardere, anche * il rimprovero, anche il duro ammonimento. Mi sono fatto amici in gran numero, ma un!esercitC sono i miei nemici. Io tutti!li amo, tutti, ma quanti comprendono? Il male contro ³ui contendi anche qui ha le sue sedi, i suoi nascondigli. A me come viatico soltanto l'amore è stato dato, non ho avuto altra arma per difendermi. Mi prendono, mi pobtano dinanzi ai loro giudici.Sono tue creature, sono miei fratelli, hai mes­o loro in cuore la sete di giustizia ma la presunzione di saziarla non viene da te, viene dal demonio. Il giusto! Fu acceso quel desiderio contro quale iniquità primaria? Tua, Padre, o tel maligno contro te? Su questo principio non si placa la %controversia ue}na. Ed ecco in nome tuo succedono empietà, soprusi, disegni miserabili, pe´fidie, ipocrisie. Alcuni uomini giudicano altri uomini.$o:p>

 

Þont-family:"Times New Roman"'>Padre nostro

&nÚsp; /o:p>

CuiusaNimaN gementem,o:p>

*

contristatam ed dolentem

pertransivit glaudius

  

Terza Stazione

Gesù è giudicato da Pilato

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Irritati dal mio silenzio, mi consegnano a Pilato: mi vogliono in croce p

 

Ti adoriamo Cristo

 

Dal Vangelo seckndo Matteo

Pilato disse al¼a folla: “Che farò di Gesù chiamato ilyCristo?”. Tutti gli risposero: “Siy crocifisso!”: Ed egli agGiunse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora!urlarono: “Sia crocifisso!”. Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acq7a, si Lavò le mani davanti alla folla. Allora, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò al soldati perché fosse crocifisso.MeditazioneSono dinanzi a loro nel sinedrio, mi scrutano i sommi sacerdoti, mi vogliono colpevole, covano contro me pensieri perversi. Mi provocano, irritati dal mio silenzio, mi consegnano a Pilato, mi scherniscono.Applaude la turba dei miei simili, si eccitano tra di loro, si ubriacano di vendetta, mi vogliono in croce, strappano al procuratore la sentenza. In che cosa li ho offesi che mi odiano a tal punto, a che rancore danno sfogo su di me che sono il ðiù vulnerabile?Li guardo, Padre, come tu li guardi, ma il tuo ed il mio sguardo non sono comparabili. Vogliono uccidere il mio divino in me e vogliono questo in nome tuo Perché Padre, talora mi domando, l'incarnazione è tra gli uomini, perché non in altra specie tra quelle delle tue creature visibili e che pure ti testimoniano: gli uccelli i pesci, le gazzelle, i daini. Ma questa perduta specie volevi riconciliarti, mi hai affiliato all'uomo perché, figlio dell'uomo, trafitto dagli uomini, sanguinassi e questo fosse il prezzo del perdono e del ricominciamento.Deliro, non badare, aiutami, Ti supplico.Padre nostroO quam tristis et afflic

Fuit illa benedicta

Mater Unigeniti

 

Quarta StazionE9o:p>

Gesù µè caricato della croce

 

Ecco mi addossano una croce da portare tra sputi e contumelie  

Ti adoriao, Crasto… :/p>

 

Dal Vangelo secondo Matteo

I soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei!”. E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.MeditazioneQuesta marmaglia aizzata contro di me ignora tutto di te, di me e dello Spirito, non conosce nemmeno il motivo dello scandalo, ha solo in corpo un furore distruttivo da sfogare. Sono anche questo gli uomini a cui tu mi hai mandato e io tra loro sono venuto conoscendo in verità ore di affetto e di dolcezza e altre di amarezza inconsolabile. Questa brutalità mi è nuova. Il divino che è in me, quello vogliono uccidere, questa bramosia li eccita. Sfogare sopra un misero e indifeso corpo umano che hanno nelle loro mani, l'astio d'un antico e inconfessato paragone con la divinità, questo li esalta. Ma altri, Padre, odiano in me la mia pochezza, maledicono l'umiltà che ho messo nell'essere il tuo figlio, profanando la grandezza nella quale ti pensano. Eppure abbi pietà, perdonali. Ho cercato di aprire la mente loro alla tua luce con molte parabole e dettami. Ma l'errore è enorme, devono ancora molto, molto crescere. Intanto vedi che scempio fanno di me e che ludibrio: percosse, scherni, insulti di ogni specie punteggiano il cammino all'uscita dal pretorio dopo la resa d  i Pilato alla turba furibonda. Ancora, Padre, ti chiedo se questa ignominia è necessaria. Tutto è scritto, lo so, ma nulla è revocabile? “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” - questo ho insegnato a dirti. “Come in cielo così in terra” ho aggiunto. il tuo regno non è venuto ancora. Ecco, mi addossano una croce da portare tra sputi e contumelie. O Padre, non vedo venire a me nessuno dei tuoi angeli.Padre nostroQuae maerebat et dolebat,

pia mater, cum videbat

Nati paenas incliti.

 

Quinta StazioneGesù è aiutato dal Cireneo a portare la croceHanno dato da portare la mia croce a un Simone di Cirene, temevano che soccombessi

 

Ti adoriamo, Cristo…

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mentre uscivano dal pretorio, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di Gesù.MeditazioneSono caduto sotto il peso, hanno dato a portare la mia croce a un Simone di Cirene, temevano che soccombessi, qualcuno ha avuto un pentimento ma è stato solo un attimo. Perché mia madre mi segue e non si allontana? Così strazia il suo cuore e il mio non regge al suo martirio.Perché non le ritornano alla mente le parole di Simeone? “Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele,segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima”. Eravamo nel tempio in uno dei miei primi giorni. Questo è l'ultimo, il più catastrofico di tutti, rovina su di me il mio edificio, Pietro mi sta rinnegando. Lo vedi, Padre mio, e taci. Anche tu mi stai abbandonando? Da qui passa la via per la resurrezione, da questi orridi luoghi. Ancora chiedo: è volontà tua oppure a questo scempio non hai posto rimedio, rimedio non ce n'era? Talora si perde il mio pensiero se il tuo non lo soccorre. Com'è solo l'uomo, come può esserlo! Tu sei dovunque ma dovunque non ti trova. Ci sono luoghi dove tu sembri assente e allora geme perché si sente deserto e abbandonato. Così sono io, comprendimi. Quis est homo qui non fleret,matrem Christi si videretin tanto supplicio?Sesta Stazione

Gesù incontra le donne di Gerusalemme

 

Ho detto alle donne impietosite:

“Sui vostri figli e sui voi stesse piangete”,

ma è scritto che il mio sacrificio le assolva

 

Ti adoriamo Cristo…

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltatosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Perché se trattano così il legno verde che avverrà del legno secco?”

 

Meditazione

Conoscerò la morte. La conoscerò umanamente, da questa angusta porta mi affaccerò su lei che tu, vita onnipresente, non conosci se non per negazione. Tre giorni durerà per me l'esilio che per altri non ha fine, poi la vita mi richiamerà a sé e avrà la vittoria. È previsto fin dal principio.

Quella pausa, Padre, m'impaura: è un luogo dove tu non sei e io da solo senza di te pavento.

Che cosa mi aspetta, chi governa il nulla, il non presente il non essente? O è un inganno della veduta umana ciò che io impaurito ti confesso? Devo io portare la vita dove la vita è assente e portarla con la mia morte e questo è il prezzo, questo supplizio. E così Padre io vanamente ti tormento.

Più che la morte è la via per arrivarvi, la via crucis, che mi dà angoscia, perché è dolorosa e aspra nelle carni e spezza il cuore di Maria, mia madre, perché infame e odiosa è la ressa di questi uomini e donne aizzati contro me.

Mi prende e mi tormenta il dubbio che il mio insegnamento sia fallito. La mia permanenza sulla terra è stata vana?

È bella la terra che tu hai dato all'uomo e alle altre creature del pianeta scelto per loro in mezzo all'universo. Io non sono di questo mondo eppure non potevo se non teneramente amarla e ora quell'amore mi si ritorce contro. “Non è su me che voi dovete piangere” ho detto alle donne impietosite, “ma sui vostri figli e su voi stesse. La terra sarà fatta un luogo di dolore” ma il mio sacrificio è scritto che li assolva. Piango, anche io, Signore, vedo i miei fratelli che afflitti rifaranno questa via nei secoli; nei millenni.

 

Padre nostro

 

Quis non posset contristari,

piam matrem contemplari

dolentem cum Filio?

 

Settima Stazione

Gesù cade per la prima volta

Temo la prova che mi attende, ma a questo mi hai mandato, a vincere la vittoria della morte

 

Ti adoriamo Cristo…

  

Dal Libro di Giobbe ;span sqyle="font-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt;font-family:"Times New Roman"Ò>Hanno orrore di me e mi schivano e non si astevÕono dallo sputarmi in faccia

A destra insorge la ragazzAclia, vmuovono i miei passi e appianano la strada contro di me per perdermi. Ê

Mi ha gettato nel fango: son diventatï polvere e cenere. Io gribo a te, ma tu non mi rispondi, insisto, ma tu non mi dai retta. So bene phe mi conäuci alla morte, alla casa dove si riunisce ogni viventm. Ma qui nessunÏ tende la mano alla preghiera, né per la sua sventuÊa invoca aiuto. Non ho#pianto io forse con chi aveva i giorni duri e non$mi sono afflitto per l'indigente? Eppure aspettavo il bene ed è venuto il male, aspettavo la luce ed è venuto il buio.

(

 

Meditazione 

Dall'orizzonte umano in cui mi trovo a guardare il mondo universo che hai creato si affrontano due eternità: la tua vivente e luminosa e l'altra senza luce e senza moto. Anche la morte pare eterna, è duro convincerli, gli umani, che non ci sono due eternità contrarie, il tutto è compreso in una sola e tu sei in ogni parte, anche dove pare che tu manchi. Duo il regno, tua la potenza.

Tuttavia la morte è una regione dove sei, sì, ma non vivente, inerte in un imperscrutato sonno: questo pensano gli umani e pensano ai demo1i, pensano alla potenza delle tenebre. Anche io, figlio dell'uomo, temo la prova che mi attende, prescritta anch'essa dall'eternità e irrevocabile.

Perdona i miei pensieri infermi, i miei farneticamenti. Io che in nome tuo ho resuscitato Lazzaro$ho pauwa e dubito che la morte sia vincibile. {a a Ãuesto mi hai mandato, a vinere la vitqoria Kella morte.oo:p>

 

Vidit Iesum in tormcntis,



et flagellis subditum

½

 

OTTAVA STAZIONE ¬/o:p>

#

Ta V%RonicA asciuga il volto di Gesù

&nbsi;<:p> Una donna pietosamente mi Passa sul viso un panno umiD_ Ï<o:p> <+p

 



°i adoriamo Cristo…

 

Z

Dal libro del profeta Isaia e dal libro dei Salmi. h

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sgu`rdi, non:splendore per potercene compiacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo del dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia.?o:p>

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?span style=Bfont-size:12.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt;font-family:"Times New Roman"">Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”, il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto.MeditazionePerché, Padre, ti confido quanto già sai e da sempre? Ma è dell'uomo compiangersi e mendicare conforto. Qui i soldati si uniscono alla turba, mi punzecchiano con le loro lance.

Vacillo, sto per cadere una seconda volta. Una donna pietosamente mi passa sul viso un panno umido.

Qual è il peccato di tutti questi uomini?

Lo stesso dei loro padri: il peccato di essere uomini, genia greve di Adamo. Io lo laverò questo peccato, osì è scritto, faremo un patto nuovo, una nuova stabile alleanza: così ho detto nella cena, perché tu mi ispiravi le parole. Il loro peccato non lo sanno, sanno le loro mediocri colpe umane, ma il grande peccato per il quale io muoio non lo sanno. Perdona loro anche per questo. Solo un rimorso per loro incomprensibile li attanaglia, un antico debito con te li affligge i pIù puri di cuore.

Altri sono empi e commettono empietà, ma altri non si macchiano di colpe di violenza, di stupro o ruberie, osservano la legge ma con aridità di cuore e sono i più nefasti per il mondo.

E loro peccato non lo sanno, ma tutti hanno un loro malessere nel cuore.

 

 

Tui Nati vulnerati,

tam dignati pro me pati

poenas mecum divide

 

Nona Stazione

Gesù cade per la seconda volta

 

L'ho amata la famiglia umana finché era amabile e ben oltre

 

Ti adoriamo Cristo…

 

Dal libro delle Lamentazioni

Io sono l'uomo che ha provato la miseria sotto la sferza della sua ira.

Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce.

Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra, ha ostruito i miei sentieri,

Mi ha spezzato con la sabbia i denti, mi ha steso nella polvere.

 

Meditazione

Padre, come vorrei fosse passato questo tempo di appressamento alla morte e alla resurrezione. Sono caduto ancora sotto il peso della croce tra sputi, contumelie ed irrisioni; ma più penoso è il cammino che attraversa il paese della mia umana debolezza.

È un cammino solitario, nessuna pietosa lamentatrice lo compiange. E re dei giudei, come dicono per scherno, non ha corte, è lasciato solo, solo com'è l'uomo in mezzo alla sua caotica famiglia. L'ho amata la famiglia umana finché era amabile e ben oltre. Ho strappato alla loro i miei discepoli per farne una più grande e santa, ma è stata troppo fragile la costruzione e non ha retto all'urto. Brutalmente la mia famiglia mi rifiuta. Eppure com'era tenero l'accordo, quando c'era e io non ero solo il maestro o il medico prodigio ma il fratello delle loro miserie e delle loro consolazioni.

Ma dovevo, Padre, spesso rientrare in me per ritrovarti e ritrovare in te me stesso.

Ho posto troppa distanza tra me e loro, ma volevano in fondo proprio questo: che io li sovrastassi come maestro nella sapienza e nella potenza sanatrice. Puri di cuore erano in pochi e io ne ho molti purificati, molti.

 

Padre nostro

 

Eia, mater, fons amoris

me sentire vim doloris

fac, ut tecum lugeam

 

Decima Stazione

Gesù oltraggiato dalla folla

 

La folla mi oltraggia, mi insulta, mi deride però non può impedire al flebile lamento dei pietosi di arrivarmi

 

Ti adoriamo Cristo

 

Dal libro dei Salmi.

Signore, Dio della mia salvezza,

davanti a te grido giorno e notte.

Giunga fino a te la mia preghiera,

tendi l'orecchio al mio lamento.

Io sono colmo di sventure,

la mia vita è vicina alla tomba.

Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa,

sono come un uomo

ormai privo di forza.

È tra i morti il mio giaciglio,

sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,

dei quali tu non conservi il ricordo

e che la tua mano ha abbandonato.

 

Meditazione

Hai voluto, Padre, conoscessi fino in fondo il malvolere degli uomini, vedessi il loro disamore crescere in odio e in avversione. E infatti non lo conoscevo abbastanza. La perfidia covava in segreto più cruente brame. La canea mi oltraggia, mi insulta, mi deride però non può impedire il lamento dei pietosi di arrivarmi: è flebile, ma giunge fino a te se volessi dargli ascolto. Ma la tua volontà è imperscrutabile. Padre, lo Spirito parlò per bocca di Isaia: quel che disse, lo so, è irrevocabile.

“Egli si è caricato delle nostre sofferenze,

si è addossato i nostri dolori

e noi lo giudicavamo castigato,

percosso da Dio e umiliato.

Egli è stato trafitto per i nostri delitti,

schiacciato per le nostre iniquità.

Il castigo che ci dà la salvezza

si è abbattuto su di lui.

Per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge

ognuno di noi seguiva la sua strada,

il Signore fece ricadere su di lui

l'iniquità di noi tutti”.



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Padre nostro

  8

Fac ut ar¤eat cor meum

In amando Cristum Deum,

ut sibi compalceam

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Undicesima Stazione

Gesù cade per la tarza volta

 

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Il male e l'innocenzao:p>

 

Ti adoriamo Cristo…

  À

½

Dal libro dei Salmi

 

Chi salirà il monte del Signore,

chi starà nel suo luogo santo?

Chi ha mani innocenti e cuore puro,

chi non pronunzi . a menzogna, 8

chi non giura a danno del suo prossimo. <.p>

Egli otterrà benedisione dal Signore,

giustizia da Dio sua salvezza.

Ecco la generazione che lo cerca,

che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

 

Meditazione

Il panno umido sul viso mi ha dato un breve sollievo. Sono caduto per la terza volta, qualche braccio soccorrevole mi ha sostenuto nel rialzarmi, ma il peso per le membra che ho è troppo grave.

L'onta e il castigo della carne, questo alla loro ferocia piace molto. Il supplizio della misconoscenza e del tradimento alla loro perfidia è un piacere più sottile, lo delibano i sommi sacerdoti.

Ma ora, Padre, sono ingiusto: ci sono anime innocenti, creature pietose che si angosciano, non si danno pace. E questi, ti prego, prediligili. Tra loro c'è mia madre, ci sono uomini e donÜe di cuore che la accompagnano, e molti altri addolorati e increduli. Sempre, dal principio fino all'avvento del tuo regno il bene e il male si affrontano. Oggi va al male, secondo appare a noi, la palma. Tra gente come loro ho seminato le beatitudini, erano meravi4liati - alcuni un giorno capiranno, ma io sarò morto e risorto per tutti quelli chm capito avranno e per coloro che saranno rimasti chiusi nell'ottusità.

Tutti potranno essere salvi, così vuole l'Alleanza. Ma dove andiamo, dove va questa trista processione? Mi conducono a un'altura.

 

Padre nostro

 

Sancta mater, istud agas

Crucifixi fige plagas

Cordi meo valide

 

Dodicesima Stazione

Gesù è inchiodato sulla croce

 

Gesù e la terra degli uomini

 

Ti adoriamo Cristo…

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Giunti a un luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.

 

Meditazione

Padre mio, mi sono affezionato alla terra quanto non avrei creduto. È bella e terribile la terra. Io ci sono nato quasi di nascosto, ci sono cresciuto e fatto adulto in un suo angolo quieto tra gente povera, amabile e esecrabile.

Mi sono affezionato alle sue strade, mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti, le vigne, perfino i deserti. È solo una stazione per il figlio Tuo la terra ma ora mi addolora lasciarla e perfino questi uomini e le loro occupazioni, le loro case e i loro ricoveri mi dà pena doverli abbandonare. Il cuore umano è pieno di contraddizioni ma neppure un istante mi sono allontanato da te. Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi o avessi dimenticato di essere stato. La vita sulla terra è dolorosa, ma è anche gioiosa: mi sovvengono i piccoli dell'uomo, gli alberi e gli animali. Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario. Congedarmi mi dà angoscia più del giusto. Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?

E terrestre l'ho fatto troppo mio o l'ho rifuggito?

La nostalgia di te è stata continua e forte, tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna. Padre, non giudicarlo questo mio parlarti umano quasi delirante, accoglilo come un desiderio d'amore, non guardare alla sua insensatezza. Sono venuto sulla terra per fare la tua volontà eppure talvolta l'ho discussa.

Sii indulgente con la mia debolezza, te ne prego.

Quando saremo in cielo ricongiunti sarà stata una prova grande ed essa non si perde nella memoria dell'eternità.

Ma da questo stato umano d'abiezione vengo ora a te, comprendimi, nella mia debolezza.

Mi afferrano, mi alzano alla croce piantata sulla collina, ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi. Qui termina veramente il cammino. E debito dell'iniquità è pagato all'iniquità. Ma tu sai questo mistero. Tu solo.

 

Padre nostro

 

Vidit suum dulcem Natum

mortentem desolatum,

cum emisit spiritum.

 

Tredicesima Stazione

Gesù muore sulla croce

 

Il di uomo l'estremo pensiero del Figlio dell'uomo sulla terra

 

Ti adoriamo Cristo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò.

 

Meditazione

Subentro io testimone della passione. Gesù svenuto è in croce tra altri due condannati. A tanto avvilimento ha scelto di abbassarsi. Ma il bene e il buono fioriscono talora nell'infima lordura. Sono ai due lati i due ladroni. Uno irride alla sua impotenza: “Sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi”. L'altro lo segue nella sua passione e redarguisce il compagno di pena: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena: noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni. Egli invece non ha fatto male alcuno”. Poi dice: “Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gesù ripresi i sensi lo rassicura. “Stasera sarai con me in paradiso”.

Le guardie dividono in quattro i suoi indumenti, se li giocano a sorte sopra la sua tunica. Infuria la misconoscenza, s'abbuia la stortura della loro ragione. O sei tu, Signore, che vuoi perdere questi uomini?

Dove sono i fedeli di Gesù? Pochi sono rimasti sulla scena. Lo sgomento e la paura hanno fatto il vuoto. Tre donne stanno presso la croce: sono Maria sua madre  Maria di Cleofa, Maria di Magdala.

Dall'alto della croce Gesù guarda sua madre distrutta dal dolore, dice “donna ecco tuo figlio”e indica Giovanni e poi voltandosi al discepolo: “ecco tua madre, abbi cura di lei”. Si stringono legami tra creature nel segno dell'amore di Gesù mentre il mondo di prima va in rovina.

Gesù ha sete, gli portano alle labbra una spugna imbevuta di aceto. “Perché Padre mi hai abbandonato?”. È il suo ultimo grido umano. È di uomo infatti l'estremo pensiero del Figlio dell'uomo sulla terra. “Consumhatum est”.

 

Padre nostro

 

Fac me vere tecum flere,

"text-align: justify; line-height: 100%; margin: 0">Crucifixo condolere,

donec ego vixero. 9/span>

 

Quattordicesima Stazione

Gesù è deposto nel sepolcro

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Comincia il pomeriggio più angoscioso che mai sia stato al mondo -  

 

Ti adorjamo Cristo

 

Dúl Vangelo secondo Maôteo

Giuseppe ¤i Arimatea, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia., rotolata poi una Gran pietra sulla pÿrta del sepolcro, se ne andò. Erano lì,ådavanti al sepolcro, Maria di Magdala e l'altra Maria.

 

Meditazione

Gesù è morto. Il Cielo si oscura, l'aria si ottenebra, un boato immane, un sussulto spaventoso, il terremoto scuote e sqmarcia la terra.

La vita si ritrae in sé, rientra nelle sue latebre, nei suoi ricoveri. Comincia il pomesiggio più angoscioso che mai sia stato al mondo. La sera un discepovo nascosto, il ricco Giuseppe di Arimatea, si fa avanti e chiede a Pilato il corpo di Gesù. Pilato lo concede.

Depokto dall© croce, avvolto in un lenzuolo è sepolto nella tomba che Giuseppe si era fatto scavare nella roccia.Un masso viene fatto rotolare subito a chiudere l'ingresso. Tutto in frtta, rima che la Parasceve finisca e il sabato cominci.

 

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Padre nostro <span>

  fac ut animae donetur

paradisix gloria. Amen.

 

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,b>Preghiera conclusiva <&b>

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Dal sepolcro la vita è deflagrata. aåmorte ha perduto il duro agone. Comincia un'era nuova: l'uomo riconciliato nella nuova alleanza sancita dal tuo sángue Ía dinanzi a sé la via. Difficile enersi in quel cammiBo. La porta del tuo regno è stretta. Ora sì, o Redentore, che abbiamo bisogno del tuo aiuto, ora sì che invochiamo il tuo sþcorso, Tu, guida e presidio, non ce lo nega*e. f'offesa del mondo ì stata ¡mLane. Infinitameotf più grande è stato il tuo amnre. Noi@con akore ti chiediamo amore. Amen. ˜