Via Crucis

 

di Jacques e Raissa Maritain

 

PREAMBOLO

 

Dio mio Dio sto davanti a te nel mio sconforto

Guardami non distoglierti dalla mia miseria

Mi levo alla tua chiamata e ti seguo

Custodisci il mio cuore da ogni paura e sostienimi. Nelle tenebre avanzo passo passo

Fammi sentire la tua mano e ch'io intenda anche la tua voce.

Sii presente nel mio cuore e rendilo puro

Introducimi nei tuoi sentieri Dio forte.

Io ti seguo ti seguo sulla montagna

Vado all'ombra della tua croce con la mia.

Salgo i gradini delle tue misericordie –

di caduta in caduta

imparo a conoscere il tuo umile cuore

nelle mie colpe. E la tua dolcezza insostenibile - agnello di Dio

Che liquefà ciò che tocca o lo distrugge come il fuoco.

Io sono tua sono tua - ma che cosa sono

Non voglio conoscermi che nella tua luce

che vivifica.

Affrettati a imprimere la tua Faccia sul mio volto

Affinché non sia trovata informe alla tua presenza.

Quando mi giudicherai nella tua clemenza

Per l’eternità.

 

Prima stazione

Gesù è condannato a morte

 

Chi dunque ha condannato Gesù? È Pilato? Malgrado la sua faccia di bruto idiota, non vuole caricarsi del crimine. Il candore di un bimbo gli tende il catino d'acqua pura dove vuole affondare le sue mani di funzionario.

È il livido Dottore della Legge che si aggrappa dall'altro lato del muro impuro dei pagani? È avido di veder scorrere fino all'ultima goccia quel sangue che già sgorga dal dorso flagellato, ma non può mettervi le mani: la Legge santa glielo vieta.

Non rimane che l'accusato per condannarsi lui stesso: egli ha delegato i suoi poteri dall'alto: all'autorità e alla Legge. Il mio peccato gli serve di strumento: se ne rende colpevole davanti al Padre per quell'umanità che ha voluto condividere con me. D'un tratto la collera dei Padre contro di me è disorientata. Mi vede innocente in suo Figlio che sta per prendere il cammino del Colle dove il mio debito sarà esattamente pagato e, come dice Isaia, "senza che abbia nulla da sborsare" (Is 52, 3).

Davanti a questa follia d'amore che cosa altro posso fare se non seguire e cercare di comprendervi qualche cosa (Mc 8, 34).

 

E avendo legato Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato che gli chiese: "Sei tu il re dei Giudei?" Gesù gli rispose: "Tu l'hai detto" (Mc 15, 1-2).

 

Pilato dunque gli disse: "Allora tu sei re?" Gesù rispose: "Tu lo dici, io sono Re; io sono nato per questo e sono venuto nel mondo per questo: rendere testimonianza alla verità" (Gv 18, 37).

 

Pilato l'interrogò di nuovo, e gli disse: "Non rispondi nulla? Vedi quante accuse portano contro di te". Gesù non rispose più nulla, così che Pilato ne fu meravigliato (Mc 15,5).

 

... Simile all'agnello che si conduce al macello e alla pecora muta davanti a quelli che la tosano, non apre la sua bocca (Is 53, 7).Chi ha messo a morte il Cristo? I Giudei? I Romani? Io stesso, io lo metto a morte ogni giorno con i miei peccati. Non c'è altra risposta cristiana a tale domanda: poiché è morto volontariamente per i miei peccati, e per soddisfare su di sé tutta la giustizia di Dio. Scribi e farisei, Caifa, Giuda, Pilato, carnefici, non erano che strumenti, liberi e miserabili strumenti della sua volontà di redenzione e di sacrificio.

Mai altrove quanto nella condanna del Cristo, la libertà dell'uomo appare più assolutamente rispettata dall'Onnipotente e nello stesso tempo più sovranamente dominata dalla Misericordia eterna, - in una maniera infinitamente più patetica che nella fatalità tragica dei Greci, e che faceva sì che Paolo piegasse le ginocchia per adorare.

 

Seconda stazione

Gesù è caricato della croce

 

Bisogna che siano pesanti queste due travi incrociate? Sì, è necessario che sia così. La sofferenza di tutti i tempi, di tutti gli uomini, di tutte le età e di tutti i cuori, la sofferenza degli innocenti e quella degli scellerati, quella dei pazzi e quella dei savi, insomma tutta la sofferenza nella sua spaventosa immensità e varietà, deve opprimere questo corpo che è stato plasmato dal Padre perché suo Figlio possa dirgli: "Eccomi, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà" (Eb 10, 7).

Ma questo corpo, più lo guardo, più vedo in lui la rassomiglianza con il mio. Questa rassomiglianza mi penetra "fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle articolazioni e delle midolla" (Eb 4, 12). t Lui o sono io? Ma anche i carnefici mi somigliano, malgrado il trasalimento di orrore che mi ispirano.

La mia sofferenza avrà un senso? Sarò destinato, a mia volta, a soffrire con Lui e per loro? Corredentore con il mio Cristo, è possibile?

 

"Ho l'estasi e ho il terrore di essere scelto".

 

Ed ecco che la Parola che non passa mi risponde: "Padre, tutti quelli che tu mi hai dato, voglio che dove sono io, siano con me, perché contemplino la mia gloria che tu mi hai dato ... " (Gv 17,24).

Comprendo ora la frase che ho letto senza comprendere: "Il dramma della Chiesa passa attraverso il nostro cuore".

 

Pilato disse loro: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?” Tutti dissero: “Che sia crocifisso!...” (Mt 27, 22).

 

E Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò su Isacco suo figlio, lui stesso portava in mano il fuoco e il coltello, e se ne andarono tutti e due insieme. Isacco parlò ad Abramo, suo padre, e disse: “Padre mio!” Rispose: “Eccomi, figlio mio”. E Isacco disse: “Ecco il fuoco e la legna; ma dov'è l'agnello per l'olocausto?” Abramo rispose: “Dio provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio”. Ed andavano tutti e due insieme (Gn 22,6-8).

 

Pretende di possedere la conoscenza di Dio, e si nomina figlio del Signore. E per noi la condanna dei nostri pensieri la sua sola vista ci è insopportabile (Sap 2, 13-14).

 

Prendendo su di sé tutti i peccali del mondo, Colui che era senza peccato ha preso su di sé anche tutte le debolezz) del mondo, tutta la sofferenza che grava sulla specie umana, e tutta l'umiliazione della sua dipendenza dal contingente e dal fortuito. Ha voluto morire come morivano al suo tempo i più sventurati fra gli uomini. La sua passione è stata un atroce condensato di tutto il dolore e l'abiezione connessi alla condizione umana dopo la caduta. Da allora, quando il mondo della sofferenza nuda, dell'orrore, dell'angoscia senza consolazione si rivela al cristiano e si impadronisce di lui, l'accettare tutte le afflizioni della condizione umana prende per lui un senso completamente nuovo, diventa un entrare nell'opera redentrice della croce e partecipare agli annientamenti di colui che egli ama. Che cosa c'è di sorprendente che i santi siano desiderosi di soffrire? La sofferenza, poiché è per loro sigillo dei loro amore, e cooperazione all'opera del loro Diletto, è diventata per loro il più prezioso dei beni di quaggiù.

 

Se vi è nell'umanità una massa di dolore che non è redentore come quello del Cristo e dei suoi Santi, è perché esso sia riscattato, e perché ovunque, almeno là dove la libertà umana non oppone il suo rifiuto, quelli che hanno pianto nelle nostre valli siano consolati per sempre.

 

"La Chiesa della Croce" deve precedere &quoÆ;la Chiesa della Gloria". E per qual motivo il regno è quaggiù crocifisso con il Cristo, se non per fare con il Cristo l'opera del Cristo, per compiere questa mcssione corredentrice della quale alcune parole di san Paolo hanno segnato per tutti i secoli l'importanza e la necessità (“completo nella mia carne ciò che manca alle tribolazioni del Cristo, per ih suo corpo che è la Chiesa”) e coe viene, come scrive Gaetano, “dalla sovrabbondoŠa del merito del Cristo che si propaga alle sue membra vive”.9o:p>

 

 

Terza stazione

Gesù cade per la pwima vohta

Fin dai prlmi passi del Cristo-Gesù sul cammino deÔla liberazione dell'uomo,#io Verbo fatto carne ba:colla sotto il peso dello strumento del suo supplizio.

Una caduta ha fatto crollare il primo Adamo nel peccato. Una caduta del secondo Adamo dà avvio alla nostra liberazione. Se voglio con lui liberare, viscattare, affrancare il mondo scIiavo della sua forza, sono costretto a camminare passo dopo passo dietro al Maestro di cui sono l'indegno discepolo. Non vedrò che le spalle del mio Salvatore e la piaga che vi si scava. Vi imparerò a non lasciar vedere agli uomini che le mie spalle incollate alla mia propria croce. E sarò così membro reale della vera Chiesa che porta il nostro riscatto nella sua carne, partecipando alla cruenta penitenza che fin dalla sua nascita l'ha votata a sentire senza posa la giuntura della scapola e del patibolo, perché in quel punto preciso si opera la fusione del suo sangue con quello dei suoi martiri e comincia a effondersi lo Spirito che il mondo della potenza non può conoscere.

 

Ora... la mia anima è tfrbata... E che cosa dirò?

Padre!... salvami da quest'ora. Mg per questo sono giunto a quest'ora... Padre!... glorifica il tuo nome... (Gv 12, 27- 28).

 

Perché, certo, non a degli angeli viene in aiuto, ma alla posterità di Abramo. Per questo ha dovuto esser fatto simile in tutto ai suoi fratelli, per essere un sommo sacerdote misericordioso e che si è fatto carico fedelmente di ciò che era necessario presso Dio per espiare i peccati del popolo; poiché è per aver sofferto ed esser stato lui stesso messo alla prova che può soccorrere!quelli che subiscono la prova (Eb 2, 16-18).

 

Io sono infelice e sofferente;

la tua salvezza,, o Dio, mi ponga al sicuro! (Sal 69, 30).

 

Dopo la grande liberazione della Croce, e della Resurrezione, e della Pentecoste, la cristianità è caduta all'inizio del sio cammino storico, in pesanti, schiaccianti prove. Le persecuzioni dei primi secoli, l'angoscia e i dolori dell'alto Medio Evo, erano coÕe il noli me tangere dello Ssirito Santo: egli custodiva attraverso questa notte la consacrazione del Corpo mistico all'opera del Cristo e alla redenzione delle aoime. Pressate dagli obblighi non del timore ma gell'amore, costrette dalla sofferenza a fare, secondo la parola di Padre de Foucauld, delle dichiajazioni d'amore con prova, le pecorelle affidate da Gesù alla sua Chiesa non lasciavano che la loro liberazione scivolasse dalla partm della carne. Una tale scuola era necessaria ai secoli cristiani per imparare dove si trova la vera libertà.

 

¨p class="MsoPlainText" style="text-align: justify; line-height: 100%; margin: 0">L'apostolo deve camminare con gli occhi fissi sul Cristo che lo precede. Lo vede anche, ma come di spalle. Vede le spalle del Cristo cariche della Croce. Deve andar dietro, essendosi anch'egli caricato della croce. Deve andare sempre. "Andate", dice loro ancora Gesù, "e insegnate a tutte le nazioni". Ciò abbraccia tutto lo spazio e tutto il tempo.

 

Salgo i gradini delle tue misericordie

di caduta in caduta

Imparo a conoscere il tuo umile cuore nelle mie colpe...

 

Quarta stazione Gesù incontra sua madre

Non sono insensato se pretendo di salvare il mondo con il Cristo? La mia croce, l'ho accettata una volta per tutte. Ma l'ho talmente insudiciata con le mie mani sporche! Ho così spesso imbottito le mie spalle! Sì, la mia ambizione non era forse folle? Il solo pensiero di credermi degno di partecipare alla diffusione dei frutti della Passione con la mia sofferenza non dovrebbe riempirmi di vergogna?

Ora ecco apparirmi alla prima svolta della via tortuosa che sale al Calvario colei che può farmi ammettere alla comprensione del Sangue dell'Agnello. Essa ne ha ricevuto il diritto, essa sola, perché è l'Immacolata, promessa alla prima donna per mettere al mondo il Figlio vittorioso sul serpente che l'aveva ingannata. Essa sola, nell'istante in cui è stata formata nel seno materno, fu preparata a farsi carico del pagamento di un debito che non aveva contratto. Essa sola è così simile a suo Figlio che suo Figlio si vede in sua Madre come in uno specchio fedele. Ma nello stesso tempo Egli vede me, perché essa mi porta nel suo cuore ed Egli accetta che noi non formiamo che una cosa sola per seguirlo.

Li guardo l'uno e l'altra: Lui terribile e rassegnato, Lei appena presente, quasi eclissata, si guardano. Sono d'accordo per salvarmi. Sono d'accordo per farmi salvatore.

 

Ecco che egli è posto per la caduta e il risollevamento di un gran numero in Israele, e per essere un segno esposto alla contraddizione. E anche la tua anima sarà trapassata da una spada (Lc 2,34-35).

 

Alziamoci, mi sono detto, percorriamo la città le strade e le piazze, cerchiamo colui che il mio cuore ama (Ct 3, 2)

 

... Il Signore ha pigiato col torchio la vergine, figlia di Giuda. Per questo io piango, e il mio occhio si scioglie in lacrime ... (Lam 1, 15-16).

 

Entrare nell'opera di Gesù significa partecipare all'opera redentrice che lui solo ha pienamente compiuto, continuare con lui e per lui, come se si fosse una cosa sola con lui, un lavoro di corredenzione che non sarà compiuto che alla fine del mondo, e al quale, a un grado o a un altro, e sotto una forma o un'altra, tutti i cristiani sono chiamati.

Non con un gesto di regale amnistia, come avrebbe potuto fare (un solo grido di pietà davanti al Padre poteva, venendo da lui, salvare il genere umano), il Cristo ha compiuto la missione per la quale era uomo come noi; ha soddisfatto secondo il rigore della giustizia e per tutti i peccati di tutti gli uomini perché ha voluto prendere tutti gli uomini in sé, e "tutta la sofferenza umana". Ed ha voluto anche, a causa del suo amore per loro e della "folle" sovrabbondanza che è propria di Dio, che essi stessi consumino con lui e per lui presente in loro quest'opera redentrice - ciascuno per la sua parte personale anzitutto, ricevendo liberamente la Grazia, con i meriti che gli sono comunicati da essa e dai meriti infiniti di Gesù, - e ciascuno per gli altri, pagando anche per loro, non secondo il rigore della giustizia (questo è proprio del Cristo) ma per un effetto di quelle sovrabbondanze dell'amore nel quale egli li unisce a sé, e in virtù di quei diritti di un'altra natura, diritti di sovrappiù liberamente accordati dall'Amato all'amante, che sono creati dall'unione d'amore.

Ecco la corredenzione la cui nozione è di capitale importanza, ed è chiamata, credo, a illuminare e ad aiutare sempre più la coscienza cristiana, la corredenzione con la quale - al seguito della Vergine che è Corredentrice, nel senso unico assolutamente sovreminente proprio a lei sola - tutti i redenti (in gradi infinitamente diversi, nei quali la penuria degli uni è compensata dall'eccesso degli altri) continuano con il Cristo, e per lui, e in lui, la sua opera redentrice, essendo elevati dal suo amore e dalla sua generosità a essere non solo redenti, ma anche redentori.

 

Quinta stazione

Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la croce

 

Povero Cireneo? Dall'alba tu hai lavorato alle semine di primavera e ritorni stanco, ma contento, perché questa sera comincia la festa.

Che cos'è questo corteo rumoroso? Un condannato a morte? Non m'interessa! Uno più uno meno, che cosa importa! Ma tu che passi oltre (Mc 15, 21), sei tu a essere requisito. "Lasciatemi in pace!". No, non c'è niente da fare. Devi camminare. Volente o nolente, la tua spalla si china sotto il carico, proprio nel punto che lo sconosciuto ha impregnato del suo sangue coagulato che ti segnerà per sempre. Ti si vede riflettere mentre fatichi. L'Altro va avanti, tu segui. Egli si piega per la debolezza, mentre tu ti pieghi per raccogliere le tue forze. Che avventura! Se almeno questo servisse a qualcosa. Ma che egli schianti un po' prima o un po' dopo... Devi tuttavia camminare per forza fino alla fine del ripido sentiero.

“Ma dopo tutto, se fosse innocente... Ne ha proprio l'aria con quegli occhi così buoni... Se fosse innocente, allora avrei condiviso la sua innocenza e avrei patito l'ingiustizia... ? Sì, ho sentito questo nella nostra sinagoga: “Beato chi si prende cura del povero e del debole...” (Sal 40,2). Beato... beato... Oh! allora andiamo!”.

 

E mentre lo conducevano via, misero la mano su un certo Simone di Cirene che ritornava dai campi. E lo caricarono della croce perché la portasse dietro a Gesù (Lc 23,26).

 

Ora diceva a tutti: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9, 23).

 

"E colui che non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me" (Mt 10,38).

 

…Lui che, oltraggiato, non restituiva l'oltraggio; che, maltrattato, non faceva minacce, ma si rimetteva a colui che giudica con giustizia; che ha lui stesso portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia ... (1 Pt 2,23-24).

 

(A proposito di quel grande mistero enunciato da san Paolo, compiere ciò che manca alla Passione del Cristo:)

Essendo la Passione di Dio, essa è per sempre raccolta nell'eterno. Ciò che le manca è lo sviluppo nel tempo.

Gesù non ha sofferto che durante un certo tempo. Non può egli stesso svolgere la sua Passione e la sua morte nel tempo. Quelli che consentono a lasciarsi penetrare da lui fino a una perfetta assimilazione, compiono lungo il tempo ciò che manca alla sua Passione. Quelli che consentono a diventare carne della sua carne. Tremendo connubio, in cui l'amore è non soltanto forte come la morte, ma comincia ad essere una morte e mille morti.

Vi è anche un compimento della Passione che non può essere dato che da creature fallibili, ed è la lotta contro la caduta, contro l'attrattiva di questo mondo come tale, contro l'attrattiva di tanti peccati che rappresentano l'umana felicità. Vi è qui una maniera di riscattare il mondo e di patire, che è accessibile solo ai peccatori. Rinunciando ai beni di questo mondo che in certi casi, più numerosi di quanto non si pensi, il peccato ci avrebbe procurato, - dando a Dio la nostra felicità umana e temporale, noi gli diamo proporzionalmente quanto lui ci dà, perché gli diamo il nostro tutto, l'obolo della povera vedova del Vangelo.

 

Sesta stazione

Veronica asciuga il volto di Gesù

 

Veronica, ossia la vera icona. Dei sapienti hanno sostenuto che si chiamava in realtà Berenice ed era membro della famiglia di Erode. Sarebbe ben strano che il suo nome scritto nei cieli non fosse vera icona, nella quale comunicano e l'Oriente e l'Occidente, prosternati davanti alla Immagine santa.

Ma questa immagine non è qui perché la guardiamo: è qui perché la custodiamo. Veronica non avrebbe ricevuto nel tessuto del suo sudario questo Volto adorabile del Dio vivente che non può essere visto senza morirne, se non fosse anzitutto apparso sostanzialmente dentro il suo cuore. Poteva dare un'immagine alla Chiesa solo se l'avesse posseduta dal di dentro, là dove si compie la misteriosa corredenzione.

Per questo, tendendo davanti a noi il sacro velo, Veronica sembra assente, come se le oscure linee impresse sulla tela non fossero che uno schizzo dei tratti di luce inesprimibile tracciati nelle fibre dell'estasi.

 

In verità, vi dico, [...] nel mondo intero si parlerà anche di ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei (Mc 14,9; a proposito di Maria Maddalena).

 

... Ed io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro, ho presentato il dorso a quelli che mi flagellavano, e le mie guance a quelli che mi strappavano la barba; non ho sottratto il mio volto agli oltraggi e agli sputi (Is 50,5-6).

 

... Molti si stupirono nel vederlo, tanto era sfigurato, il suo aspetto non era quello di un uomo né il suo volto quello dei figli degli uomini (Is 52,14).

 

Padre celeste e benedetto

Eccomi davanti a voi

Col velo deQla Veronica sul volto

Il velo che porta il Santo Volto.

 

Alla vista dei tratti di Gesù

La vostra misericordia si risvegli

E mi liberi dal male.

 

< class="MsoPlainText" style="text-align: justify; line-height: 100%; margin: 0">O voi che mi avete creata, abbiate pietà di me.

 

Quando sentiamo la Vostra presenza invaderci

Sommergerci

Conosciamo che Voi solo potete tenere insieme

Il nostro cuoe e le nostre0ossa

Questa invasione di conoscenza pura

da ogni immagine

E da ogni astrazione

Divina nella sua natura

Farebbe scoppiare i nostri legami in un islante

Se Voi non li conservaste uniti.

 

Ah! come sussistere in tale conoscenza

Senza libertà di raggiungervi per sempre.

 

 

Gesù cade per la seconda volta

 

"Non ne può più quel disgraziato!" mormora col suo labbro spesso uno dei carnefici impietosito nel veder cadere la vittima. "Ma dopo tutto non è che un ebreo, razza confusionaria di cui si può ben distruggere la specie senza gran danno per l'Impero!" ... "E poi, ho qui la mia frusta per dargli il coraggio di cui ha bisogno per arrivare fino alla montagna dove sarà innalzato davanti a tutte le nazioni, come si vedessero milioni di crocifissi ... ".

L'altro carnefice rassicura la folla: "Non morirà lungo la strada. Lo contemplerete lassù, fin dove egli deve trascinarvi". Bisogna bene che possa espiare il peccato senza perdono di aver insegnato l'amore universale, il solo che mi faccia corredentore.

 

E cominciò ad essere invaso dallo spavento e dall'abbattimento. E disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte...” (Mc 14,33-34).

 

Perché noi non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità; per somigliarci, ha provate tutte, escluso il peccato (Eb 4,15).

 

Egli era disprezzato e abbandonato dagli uomini,

uomo dei dolori che ben conosce la sofferenza,

come un oggetto davanti al quale ci si copre la faccia;

esposto al disprezzo, non ne avevamo alcuna stima.

Veramente, erano le nostre malattie che egli portava,

e si era caricato dei nostri dolori;

e noi lo guardavamo come uno punito,

percosso da Dio e umiliato (Is 53,34).

 

“Gesù è in agonia fino alla fine del mondo”, ha detto Pascal. Il Cristo soffre in ogni innocente perseguitato; la sua agonia esala nel grido di innumerevoli esseri umani umiliati e torturati. Tutto questo egli l'ha preso anche su di sé, non c'è una ferita che non abbia sofferto, dove non abbia messo un poco del suo sangue, una traccia della sua pietà ad ogni passo dell'abominevole strada.

Gesù Cristo soffre nella passione d'Israele. Perseguitare la casa d'Israele, è anche perseguitare il Cristo, non nel suo Corpo mistico come quando si perseguita la Chiesa, ma nella sua stirpe di carne e nel suo popolo dimentico che egli non cessa di amare e di chiamare. Nella passione d'Israele, il Cristo soffre e agisce come pastore di Sion e Messia d'Israele, e per conformare poco a poco il suo popolo a se stesso.

Ciò che il mondo ci dà da contemplare nelle grandi persecuzioni razziste, è Israele stesso impegnato nella via del Calvario, perché attiva e stimola la storia terrestre e perché i mercanti di schiavi non gli perdonano le esigenze che lui e il suo Cristo hanno introdotto in seno alla vita temporale dei mondo, e che diranno sempre: no alla tirannia e all'ingiustizia trionfante.

Suo malgrado, Israele sale la via del Calvario, fianco a fianco con i cristiani, e questi strani compagni sono talvolta sorpresi di trovarsi insieme.

Ebrei e cristiani sono perseguitati insieme e dagli stessi nemici: i cristiani perché sono i fedeli del Cristo, e gli Ebrei perché hanno dato il Cristo al mondo.

 

Ottava stazione

Gesù esorta le figlie di Gerusalemme

 

"Non piangete su di me!". Perché questa proibizione? Non è forse l'Uomo dei Dolori quale Isaia l'ha annunciato, un verme di terra e il rifiuto del genere umano? Non sanguina dalla testa ai piedi? I condannati che l'accompagnano hanno commesso dei crimini e trascinano all'ultimo supplizio dei corpi intatti. Con lui, il giudice romano si è dichiarato innocente della sua morte. Come potrebbero non piangere queste donne il cui cuore di donna sa intuire qualche cosa del mistero? Come si comprende che intreccino le loro dita bagnate di lacrime per esprimere il loro orrore, il loro dolore e la loro impotenza!

E tuttavia non bisogna piangere su di lui, l'innocente, perché egli è qui per un decreto infallibile della sua volontà. Ha deciso di questo luogo e di quest'ora. La linfa di vita che anima questa volontà è quella dell'albero che forma il suo frutto in mezzo ai venti scatenati.

Non si deve piangere che su se stessi e sui figli che verranno attraverso i secoli; si deve piangere sui cuori inariditi dal peccato del mondo, più crudeli dei carnefici del Figlio di Dio. Perché quel peccato colpirà con più durezza dei carnefici, e si udirà una madre, della razza del Salvatore, esclamare 1900 anni dopo, al momento in cui sta per mettere al mondo un figlio: "O Dio, fate che nasca morto perché gli uomini non lo uccidano!".

Questo gemito non è altro che quello del Salvatore. Quando si vuoi essere corredentori, si è ossessionati da questo gemito.

 

Era seguito da una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ora, essendosi voltato verso di loro. Gesù disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me! Piangete piuttosto su voi stesse e sui vostri figli perché ecco verranno giorni in cui si dirà: Beate le donne sterili! e le viscere che non hanno generato! e le mammelle che non hanno allattato! […]Perché se si tratta così il legno verde, che cosa sarà del legno secco?" (Lc 23,27-29 e 31).

 

Io dico dunque: Forse che Dio ha ripudiato il suo popolo? Impossibile! […] Perché se il loro rifiuto è stato la riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro reintegrazione, se non una resurrezione dai morti? (Rm 11,1 e 15).

 

Risvegliati, risvegliati,

alzati Gerusalemme,

che hai bevuto dalla mano di Jahvè

la coppa della sua ira,

che hai bevuto,

che hai vuotato

il calice dello stordimento! (Is 51,17).

 

Chi dunque avrà pietà di te, Gerusalemme,

chi farà lamento su di te?

Chi devierà dalla sua strada

per informarsi del tuo stato? (Ger 15,5).

 

 

- Oggi se tu intendi la sua voce non indurire il tuo orecchio.

 

Andiamo, è qui il gradino della prova, la scala di Giacobbe s'appoggia sul nostro cuore.

 

Andiamo, bisogna lasciare per Dio la bellezza stessa, egli contiene nella sua mano l'universo stellato.

 

Andiamo. Raccogliamo il nostro cuore oblioso che ha voluto abbandonare il ricordo di Dio e vivere un'ora SOLO fra le creature.

 

Andiamo a piangere davanti a Colui che ci ha fatti, dal quale discende ogni dono perfetto, - l'umiltà e la dolcezza, le lacrime pure.

 

Andiamo come un gregge a raccogliere le nostre delizie sul cammino cruento dove egli porta la croce.

Dove s'è avviato per primo, umile Isacco, carico del legno del sacrificio.

 

Gesù vuole la nostra morte per darci la vita, accettiamo di tremare all'Orto degli Ulivi.

Ci farà gustare la gioia alle fonti vive. Andiamo e moriamo con lui.

 

 

Nona stazione

Gesù cade per la terza volta

 

Viene un momento in cui la frusta stessa è inefficace. Il carnefice la brandisce ma non sa come usarla. Il peccato, densità del legno, opprime Momo-Dio a cui manca il respiro. Non muore perché non può morire che su un trono da cui renderà la Giustizia nell'Amore. Allora egli tende tutte le sue forze sulla mano che incolla a terra, assapora l'amarezza di tutte le nostre cadute.

Corredentore con l'oppresso o no? Tutta la questione è qui. Vogliamo passare attraverso questo torchio, accettare che l'indicibile multitudine dei torturati che affollano la terra siano presenti al nostro cuore? Essi attendono da noi che, nell'invisibile, dispensiamo loro il fuscello di paglia della speranza, condividendo il loro spavento e il loro dolore.

 

Cadde faccia a terra, pregando e dicendo: “Padre mio! se è possibile, passi lontano da me questo calice! Però... che sia non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt 26,39; Gesù nell'orto degli Ulivi).

 

... Ve ne scongiuriamo, per il Cristo, riconciliatevi con Dio! Colui che non ha affatto conosciuto il peccato, egli l'ha fatto peccato per noi affinché noi diventassimo in lui giustizia di Dio (2 Cor 5, 20-21).

 

Mi ha sbarrato la strada, e io non posso passare; ha disteso le tenebre sui miei sentieri. Mi ha spogliato della mia gloria, mi ha tolto la corona dal capo. Mi ha scalzato da ogni parte e io cado; ha sradicato, come un albero, la mia peranza. La sua ira si è accesa contro di me; mi ha trattato come i suoi nemici (Nb 19,8-11).

 

Jahvè, Dio della mia salvezza,

Quando grido la notte davanti a te,

Che la mia reghiera arrivi alla tua presenza,

Presta l'orecchéo alle mie suppliche.

  P}rché la mia anéma è sazia di mali, \/o:p>

E la mia vita tocca lo sheol. <7p>

Mi si annovåra fra quelli che discendono nella fossa,

Sono come un uomo allo stremo delle forze.

 

Sono come abban]onato fra i morti

S|mile ai cadaveri vtesi nel sepolcro

Di cui tu non hai più il ricordo,·o:p> {

E che sono sottratti alla tua mano.

 

Tu mi hai gettato nel fondo della fossa

Nelle tene¡re, negli abissi &

Su di me s'appesantisce il tuo furore,

Mi opprimi con tutti i tuoi flutti.

 

Hai allontanato da me i miei amici,

Mi hai reso per loro un oggetto di orrore.

Sono imprigionato senza poter uscire,

I miei occhi si consumano nella 'sofferenza...

Miei compagni sono le tenebre della = tomba.

 

Spera dunque in Lui, anima mia.

Noi saliremo all'altare dei Signore,

Del Dio che rinnova i cuori

Di cui purifica la tristezza

Di cui santifica la debolezza.

 

O Dio ch'io vi lodi ancora con canti

Nei miei pianti

Voi che ci salvate con il Sangue

E l'Amore.

 

Decima stazione

Gesù è spogliato delle sue vesti

 

La bestialità feroce e sghignazzante dei bruti, che strappano a Gesù la sua tunica incollata alla pelle insanguinata, crede di mettere a nudo un uomo. Essi sono lo strumento di un Dio che vuole mostrarsi Verità e rigetta tutti i rivestimenti del mondo con cui il mondo la nasconde e tutto l'apparato inventato contro il vero dono di sé.

La Chiesa unita al suo sposo ne ha seguito l'esempio. Mano a mano che avanza verso le nozze eterne, brucia gli orpelli di cui i secoli l'hanno appesantita. Quando suonerà l'ora finale, apparirà nella sua sostanza santa, senza macchia e nella sua potenza salvatrice.

Così è di te, peccatore, se la tua spogliazione è tale che si possa vedere in te la nudità redentrice del tuo Salvatore.

 

Essendo arrivati al luogo chiamato, “Golgota” - è il luogo detto "del cranio" - gli diedero da bere del vino mescolato a fiele. E avendolo assaggiato, non volle berne (Mt 27,33-34).

 

E si divisero le sue vesti, tirando a sorte ciò che toccava a ciascuno (Mc 15, 24).

 

Dalla pianta dei piedi al sommo del capo non c'è in lui nulla di illeso: non è che ferite, lividure, piaghe vive, che non sono state curate, né fasciate, né mitigate con l'olio (Is 1,6).

 

E io, io sono un verme e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini e il rifiuto del popolo (Sal 22,7).

 

... Essi mi osservano, mi guardano; si dividono le mie vesti, tirano a sorte la mia tunica (Sal 22,18-19).

 

Il male - intendo la potenza del peccato, e l'universale sofferenza che essa comporta -, il male è tale che la sola cosa che si abbia sotto mano per opporvisi totalmente in un sol colpo - e che inebria il santo di libertà, di esultanza e di amore - è di dare tutto, di abbandonare tutto, e la dolcezza del mondo, e ciò che è buono, e ciò che è migliore, e ciò che è dilettabile e permesso, e prima di tutto se stessi, per essere liberi con Dio; è di essere totalmente spogliati e donati per servirsi del potere della croce, è di morire per quelli che si amano. È questo un lampo d'intuizione e di volontà al di sopra di tutto l'ordine della moralità umana. Una volta che un'anima d'uomo è stata toccata al volo da quest'ala bruciante diventa ovunque straniera. Può innamorarsi delle cose, non riposerà mai in esse. Il santo è solo a pigiare il torchio, e fra i popoli non c'è nessuno con lui.

 

Le anime sono nude. In un certo senso anche la Chiesa è nuda. Tutta la lana e la seta, tutte le ricchezze umane di cui l'ha rivestita e protetta, talvolta oppressa, la civiltà di una parte scelta del mondo, cadono a brandelli. Questo rivestimento non è la Chiesa. Non interessa la sua propria vita. Ma il prodigioso splendore che essa getta nel mondo non deve dissimulare che il principe di questo mondo le rende il mondo sempre più estraneo. Ebbene, essa non ha paura della solitudine; se sarà necessario costruirà i deserti e li farà fiorire. Vi troverà degli abiti nuovi.

 

Undicesima stazione

Gesù è inchiodato sulla croce

 

Quando si tratta di inchiodare, di fissare il Cristo di Dio sul patibolo infame, tutti si danno da fare. Il legno resiste, picchiano forte, le membra sono troppo corte per il buco dei chiodi, le tirano fino a far scricchiolare le giunture. Nei confronti dei due ladroni, hanno qualche riguardo, non sono che colpevoli; il mondo si riconosce in essi. Ma l'Innocente che viene dal cielo, è necessario trattarlo in una maniera inammissibile. Non ci metteranno mai abbastanza furore, il furore del peccato che vuole suicidarsi nei tormenti del suo Salvatore.

La tua croce, peccatore, è salvatrice: bisogna che sia inammissibile, bisogna che sia scandalosa e che tu ti ci abbandoni per la stupefazione dell'Universo. Sarà per te la grazia incomparabile del bambino che diventa Figlio.

 

Era l'ora terza (le nove del mattino) quando lo crocifissero. L'iscrizione che indicava il motivo della sua condanna diceva: “Il re dei Giudei” (Mc 15, 25-26).

 

Arrivati al luogo detto del Cranio, lo crocifissero come i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre mio, perdona loro: non sanno quello che fanno" (Lc 23,33-34).

 

In verità, io te lo dico, oggi sarai con me in Paradiso (Lc 23,43).

 

... Di modo che diventiate capaci di comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore del Cristo che supera ogni conoscenza (Ef 3,18-19).

 

Hanno trapassato i miei piedi e le mie mani,

potrei contare tutte le mie ossa (Sal 22, 17-18).

 

Ma lui è stato trafitto

per i nostri peccati,

schiacciato per le nostre iniquità;

il castigo che ci dà la pace è stato su di 1ui

per le sue piaghe siamo stati guariti (Is 53,5-8).

 

O crux ave, spes unica

 

La Croce ripugna talmente alla nostra natura, è così difficile agli uomini ammettere la Croce, è un tale rovesciamento di valori, che è stato necessario molto tempo, e ci vorrà ancora tutto il tempo che durerà il mondo, perché la coscienza cristiana entri di più ed entri finalmente a fondo nello spessore di questo mistero.

E allo stesso modo, non basta tutta la nostra vita, a ciascuno di noi, per arrivare, alla fine, a guardare veramente la croce di Gesù. Anche se la nostra fede teologale è senza difetto e noi non cadiamo in nessun errore dottrinale, ci rifiutiamo a lungo di aprire gli occhi sull'orrore e la derelizione significati dalla Croce. Cerchiamo delle scappatoie.

 

La Croce è dura, spaventosamente dura. In ragione della nostra debolezza questa durezza può rimanere più o meno a lungo più o meno dissimulata. Il giorno viene in cui bisogna che appaia, e allora il nostro spirito è come colpito da smarrimento. Tutte le nostre ossa sono state spezzate, il nostro essere devastato, tutto si cancella di ciò che avevamo creduto comprendere. Una mano implacabile è passata, che ci ha gettati vivi nell'abisso della morte.

Un raggio, uno degli innumerevoli raggi di ciò che il Cristo ha sofferto il Venerdì Santo, viene ora a raggiungere la nostra carne, ed è imposto, o, per dire più propriamente, proposto al nostro cuore.

Non si "accetta" la Croce, la si prende, si adora la Croce.

Noi adoriamo la Croce - perché è la santa Croce - perché la riceviamo da una Mano adorabile - perché ci apre il cielo - e perché attraverso di essa soffriamo con Gesù, e riscattiamo con lui i nostri fratelli.

 

Dodicesima stazione

Gesù muore sulla croce

 

"Quando sarò stato elevato da terra, attirerò tutto a me" (Gv 12,32).

 

"Se il Padre mi ama, è perché do la mia vita per riprenderla. Nessuno me la toglie; io la dono da me stesso. Ho il potere di donarla å il potere di riprenderla; tale è il comando che ho ricevuto dal Padre mio" (Gv 10, 17-18).

 

"Egli è stato trafitto a causa dei nostri peccati, schiacciato a causa dei nostri crimini. Il castigo che ci ha reso la pace è su di lui ed è grazie alle sue piaghe che noi siamo guariti [...] Si è consegnato da se stesso alla morte" (Is 53, 5.12).

 

Ecco il Signore dei Signori innalzato davanti a tutte le nazioni. La sua anima si è ritirata, ma la sua divinità rimane. Il suo amore per il Padre suo e per noi ha valicato la barriera del finito quando ha tratto il sospiro supremo che consumava tutto.

 

Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito (Lc 23, 46).

 

Et inclinato capite tradidit spiritum (Gv 19, 30). $

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Venuti da Gesù vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe. Ma un soldato gli colpì il costato,m con la lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua (Gv 19, 33-34)þ 8

 

E come Mosè ha innalzaTo il `rpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'Uomo sia innalzato, affinché chiunque@crede in lui abbia la vita eterna (Gv 3, 14-15).

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Il Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, facendosi lui stesso maledizione per noi - perché è scritto: "Maledetto chiunque è appeso al legno" - affinché la benedizione promessa ad Abramo si estendesse alle nazioni nel Cristo Gesù, affinché noi potessimo ricevere mediante la fede lo spirito promesso (Gal 3, 13-14).

 

Il Cristo, il Verbo divino, agendo attraverso la strumentalità della sua volontà umana, vuole il sacrificio, vuole donare fino all'estremo limite la sua vpta (uma>a) per i suoi amici, vuole deporre questa vita, vuole morire per soddisfare secondo giustizia a tutti i peccati del genere umano. In altri termini, vuole che siano separati l'uno dall'altro, con la più totale e#terribile rottura che possa subire la natura umana, questa carne e quest'anima la cui unione sostanziale costituisce la sua propria vita, la vita umana che ha assunto.

E quell'olocausto, il Cristo lo vuole per amore, per amore verso il Padre suo e per amore verso gli uomini. In quel momento la carità del Cristo che è ancora viator supera l'abisso che separa il finito dall'infinito, è portata al grado di perfezione suprema e insuperabile in cui si trova la carità del Cristo comå comprehensor, diventa infinita nel suo ordine; è l'amore al più alto grado concepibile in una natura creata - al di là di tutta la serie infinita di gradi possibili di perfezione crescente - al sommo dell'unione mistica, in cui, secondo la parola di san Giovanni della Croce, l'uomo e Dio sono "un solo spirito e amore" - ma questa volta in un rapimento dell'anima in Dio così totale e così potente che la natura umana non può più sopportarlo, e che strappa l"anima dal corpo.

In altre parole, è con un'estasi d'amore che il Cristo è morto sulla Froce, al culmine della libertà del volere, ed ha rimesso la sua anima fra le mani del Padre.

 

O Croce che dividi il cuore

O Croce che spartisci il mondo

O Croce divina, legno amaro,

Prezzo sanguinante delle Beatitudini

Croce regale, Segno imperioso,

Croce tenebrosa, patibolo di Dio,

Stella dei Misteri, Chiave della certezza.

 

Tredicesima stazione

Gesù è deposto dalla croce

 

È finito. La Croce ha compiuto la sua opera. Il colpo di lancia l'ha provato. Non rimane che far discendere Colui che di lassù ha lasciato colare dal suo cuore l'acqua che lava e il sangue che abbevera. Ma è proprio tutto finito?

Certamente il tempo ha fornito le sue ore, la sesta e poi la nona, ma non c'era in queste ore un nucleo pronto a farle risplendere? L'amico che riceve con amore il corpo diletto nelle sue mani, e il carnefice stesso preoccupato che stacca le mani sanguinanti se lo domandano.

Ah! Se sapessero che questa discesa è la più vertiginosa delle ascensioni!

 

Dopo questi fatti Giuseppe d'Arimatea [...] chiese a Pilato di togliere il corpo di Gesù. E Pilato lo permise. Allora andò e tolse il suo corpo. Venne anche Nicodemo […] portando una mistura di mirra e di aloe che pesava circa cento libbre (Gv 19, 38-39).

 

O voi tutti che passate per la via,

guardate e vedete

se c'è un dolore simile al dolore

che pesa su di me (Lain 1, 12).

 

Che cosa posso dirti? Chi trovare di simile a te,

figlia di Gerusalemme?

A chi ti paragonerò per consolarti,

vergine, figlia di Sion?

Perché la tua piaga è grande come il mare:

chi ti guarirà? (Lam. 2, 13).

 

Dove è andato il tuo Diletto,

o bella fra le donne?

Dove il tuo Diletto si è sottratto? (Ct 6, 1).

 

Pietà

 

La morte ha dunque toccato la docile Vittima.

Dio raccoglie la notte tutt'intorno alla Croce,

E hanno deposto suo Figlio fra le tue braccia,

Quanto pesa il tuo Dio sulle tue fragili ginocchia!

 

Puoi guardarlo ancora un po' di tempo

E lavare con i tuoi pianti il suo viso sanguinante,

Graffiare le tue bianche dita alla sua dura corona,

 

Stringere contro il tuo cuore il suo petto ferito

E contemplare l'Amore nella sua carne straziata

Che ci restituisce alla vita quando la vita vien meno.

 

Venite, gemiti, lamenti e lacrime,

Venite, singhiozzi e grida, salite come il mare,

Spazzate con i vostri flutti i nostri rifiuti amari,

Sgorgate copiosamente dalla fonte dell'anima.

 

Quattordicesima stazione

Gesù è deposto nella tomba

 

Quando gli uomini sono morti, la tomba li chiama. Il Dio Vivente, fin dal momento in cui si è fatto uomo, è sottoposto alla legge comune. I prudenti e teneri amici di sempre vi provvedono, aiutati dagli imprudenti carnefici di poco prima, adesso stupiti della strana statura che assume la loro vittima ai loro occhi pensosi: lo strumento che prende bruscamente coscienza di ciò che ha fatto. Ma gli uni e gli altri sanno ciò che fanno? Sanno che stanno preparando a Saulo la visione che lo fisserà per sempre a quella tomba e a Colui che la farà risplendere? "Noi portiamo ovunque e sempre nel nostro corpo le sofferenze della morte di Gesù, affinché la vita di Gesù sia, anch'essa, manifestata nel nostro corpo [...] Così la morte fa la sua opera in noi, e la vita in voi" (2 Cor 4,10.12).

Ed è così che si diventa corredentoril

 

Presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende con oli aromatici, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei. Ora c'era un giardino nel luogo dove era stato crocifisso e, nel giardino, un sepolcro nuovo dove nessuno ancora era stato deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Parasceve dei Giudei, perché quel sepolcro era vicino (Gv 19, 40-42).

 

Non sapete che noi tutti che siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella sua morte? Siamo dunque stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella sua morte ... (Rm 6,3-4).

 

Perché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio (Col 3,3).

 

Ora [...] ciò che manca alle sofferenze del Cristo, io lo completo nella mia carne per il suo corpo, che è la Chiesa (Coi 1, 24).

 

Davvero il Signore è risorto! Ed è apparso a Simone (Lc 24, 34).

 

Ecce in pace

Il Signore mi ha fatto entrare nel suo riposo,

Ha fissato il mio cuore come con una lancia,

Ha immerso il suo sguardo fino in fondo,

Là dove nascono i fiumi della Grazia,

Là dove il suo Regno arriva, dove il suo amore s'impianta.

 

Lui che separa l'anima dallo spirito,

Chiede il mio volere e la mia vita,

Vuole la mia distruzione e la mia morte.

 

Così fra la morte e la vita,

Custodita da Lui nella pace,

Gusto la divina amarezza

Di morire e di vivere.

 

Bisogna superare i limiti dei cuore; bisogna sotto l'azÅone della Grazia e col travaglio dell'anima lasciare il nostro cuore limitato per il cuore illimitato di Dio. Soltanto quando si è Àaccettata questa morte si entra risuscitati nel cuore illimitato di Dio con tutto Gmò che si ama, con le prede dell'amore, donando se stessi come preda all'amore infinito.

 

Il orire a noi stessi=fa libero spazio all'amore di Dio. Ma fa nello stesso tempo libero spazio all'amore delle creature secondo l'ordine della divina carità.   

Portare noi Ëtessi ml nostro cuore sotto il torchio. Posare nki stessi il%noslro cuore sulha Croce. <*o:p> h

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