Dal Vangelo di Matteo

Gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. Gesù però disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli». E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì.

 

 

Don Bosco comincia il suo ministero come confessore alle carceri nuove; Racconta: "Vedere là un gran numero di giovanetti dai 12 ai 18 anni, tutti sani, robusti, d'ingegno sveglio; vederli inoperosi, rosicchiati dagli insetti, stentare di pane spirituale e materiale, fu cosa che mi fece inorridire". Parlò con loro. Venne a conoscere le loro povere storie. L'avvilimento e la rabbia li rendevano spesso feroci. Il delitto più comune era quello di furto. Avevano rubato per fame, per desiderio di qualche altra cosa oltre il pane, o anche per invidia della gente ricca che li sfruttava e li lasciava nella miseria. Erano nutriti di pane nero e acqua. Dormivano in cameroni collettivi e i più spavaldi la facevano da caporioni. Cercò di capire. "Erano abbandonati a se stessi". Non avevano famiglia e i parenti li respingevano perchè essi "li avevano disonorati". " Dicevo a me stesso: Questi ragazzi dovrebbero trovare fuori di qui un amico che si prenda cura di loro, che li assista, li istruisca, li conduca in chiesa nei giorni festivi.......". Cerca di farli riflettere; promettono di farsi più buoni. Ma quando ritorna da loro tutto è tornato come prima. Don bosco piange. - Perchè piange quel prete? - Perchè ci vuole bene. Anche mia madre piangerebbe se mi vedesse qua dentro.

Comprese allora il sogno fatto 17 anni prima, quando aveva solo 9 anni. si era visto in uno spzioso cortile in mezzo a un gruppo di monelli che litigavano e bestemmiavano. Si mise a sgridarli e a prenderli a pugni. Ma ecco una voce che lo chiama per nome e gli ordina di farseli amici con questo consiglio: Non con le percosse, ma con la dolcezza e la bontà riuscirai a conquistarli. Si gettò così nell’avventura del ricupero dei ragazzi nei sobborghi malfamati di Torino, sperimentando la pedagogia della prevenzione e della fiducia (vedere in ogni giovane, qualunque possa essere il suo comportamento, un amico) e della collaborazione (considerare il fanciullo e l’adolescente non come un destinatario passivo, ma come un fratello attivo nell’azione educativa).

 

Dagli Scritti di San Giovanni Bosco

Se sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna  che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.. E' certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. Non agitazione nell'animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l'avvenire, ed allora voi sarete veri padri e farete una vera correzione. Ricordatevi che l'educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte, e non ce ne mette in mano le chiavi. Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di Colui che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione dei giovani.

 

Con i ragazzi di strada

di p. Guy Gilbert

 

Una notte, a Parigi, c’è stato un’incontro che si è rivelato fondamentale nella mia vita. Stavo rientrando dalle mie attività con i giovani quando vedo un ragazzino di 12 anni sul bordo di un marciapiede. Gli domando cosa fa lì alle 2 del mattino. Con tutta la disperazione del mondo sul viso, mi dice solo: «Non voglio tornare più a casa, perché lì mangio dopo il cane e nella scodella del cane». Accolsi Alain quella notte e l’ho tenuto per sette anni. Ero con le spalle al muro: non potevo mica dirgli il giorno dopo “Tornate a mangiare nella scodella del cane!”. Per molto tempo è stato silenzioso, poi un giorno mi ha detto: «E’ bello che tu mi tiri fuori dal fango, ma puoi occuparti anche dei miei amici che sono sulla strada?». Ed è così che sono diventato prete di strada, senza cercarlo e senza volerlo. Mi direte: «Comunque non sarà stato certo un bambino a chiamarti a una missione di Chiesa, ma il Vescovo!”. Trascorse un certo periodo di tempo e dopo aver messo al corrente il mio vescovo, Mons. Duval, egli mi disse: «Non ci sono preti di strada, quindi, caro signor curato, vada! Mantenga sempre un piede nella strada e un piede nella chiesa». Non l’ho mai dimenticato. Voleva dire: «Non abbandonare mai la Chiesa, rimani rannicchiato nel suo cuore. Ma percorri anche tutti i sentieri vietati, caotici, difficili dove ti condurrà questa massa di giovani che sono sulla strada. La mia paternità non è fisica e tuttavia in qualche mo„o lo è. Anche accogliere innumerevole giovani che io non ho generato ma che Aiuto a crescere con il sudore del mio corpo e del mio cuore perché possano trovare la strada dell’amore, la sola strada di vita, è una bella paternità. Per qualsiasi prete chiamato a ciò che è più alto, più vasto, più profondo, più universale, è un’avventura tale che gli anni scorrono ricchi, esaltanti. La mia evangelizzazione è tacere e vivere l’amore in silenzio. Finché non avranno scoperto l’amore umano, i giovani della strada non scopriranno l’amore di Cristo, a meno di una grazia particolare. Porto dentro di me questa frase: “Vivere in modo tale che il mio solo modo di vivere faccia pensare che è impossibile che Dio non esista”.

 

Massime  di Don Bosco

 

Cerchiamo di farci amare prima di farci temere

 

In educazione nulla di solido ci sarà mai, finché il giovane non abbia abbandonato il cuore alla confidenza

 

I giovani non solo siano amati, ma essi stessi conoscano di essere amati.

 

Bisogna amare ciò che piace ai giovani, affinché i giovani imparino ad amare ciò che piace a noi e cioè il dovere compiuto anche quando costa.

 

In ogni giovane, anche il più cattivo, c’è un punto in cui egli è sensibile al bene; e il primo dovere dell’educatore è cercare questo punto sensibile del cuore e saperlo valorizzare.

 

Se riuscirò a farmi prete voglio consacrare tutta la mia vita ai fanciulli: non mi vedranno mai serio, ma sarò sempre io il primo a parlare con loro.

 

Nei ragazzi la pratica della religione deve essere aiutata da due facoltà ammirabili: l’immaginazione e il cuore. Solo più tardi e gradualmente si potranno condurre per la via della logica e della fede pura.

 

RENDIMI TRASPARENTE

a vivere di Te e a essere un t®stimo~e Oredibile del Vangelo.

Toccami il cuore e rendimi trasparente la vita,

 ¬spav style="msoibid‰-font-size: 10.04tÞPerché le parole, quando veiclano la tua,

non suonino false sulle mie labbra.

“

Fa che io abbia a pensare come Te, ad amare la gente come Te,

a giudicare la storia come Te.

Concedimi il gaudio di lavorare in comunione, <p>

e inondami di tristezza ogni volta che,

isolandomi daglé altri, pretendo di fare la mia corsa da solo.Üo:p>œ

Ho paura, Signore, della mia povertà.

Regalami, perciò, il conforto di veder crescere

i miei ragazzi nella conoscenza e nel servizio di Te,

O Signore, Uomo libero e Amante della vita.

infondi

e impediscimi di parlare in tuo nome

se prima non ho tribolato nella ricegca.

Salvami dalla presunzione di sapere tutto.

Dall arroganza di chi non amette dubbi.

Dalla durezza di chi non tollera ritardi.

Dal rigore di chi non perdona debolezze.

Dall'ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone.

E se l'azione inaridirà la mia vita,

riconducimi sulla montagna del silenzio.

Dalle alture scoprirò i tuoi segreti

e il mio sguardo arriverà agli estremi confini della terra.

Affidami a tua Madre. Dammi la gioia di custodire i miei ragazzi

come Lei custodì Giovanni. E quando, come Lei,

anch'io sarò provato dal martirio, fa' che ogni tanto possa trovare riposo

reclinando il capo sulla sua spalla. Amen.

(Mons. Tonino Bello, Parole d'amore)