ACQUA

 

O Padre Santo, tu, per mezzo di Gesù,

mi hai rigenerato a vita nuova

nell'acqua e nello Spirito Santo.

Concedimi, ti prego, mio Signore,

la completa remissione dei peccati

e il dono dello Spirito, per la vita eterna.

O Gesù, sole di giustizia,

rivestimi di te, perché io possa vivere sempre secondo la tua volontà.

O Gesù, luce senza tramonto,

accendi in me la lampada ardente

del tuo amore infinito.

Aiutami, Signore mio e Dio mio,

a custodire in modo irreprensibile

la veste candida del mio battesimo.

Così, quando mi chiamerai a te, avrò in dono la gioia senza fine della vita eterna

e l'incanto divino del tuo volto.

Santa Gertrude

 

Dal libro del Profeta Giona

Il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio e disse: «Nella mia angoscia ho invocato il Signore ed egli mi ha esaudito;          dal profondo degli inferi ho gridato e tu hai ascoltato la mia voce. Mi hai gettato nell`abisso, nel cuore del mare e le correnti mi hanno circondato; tutti i tuoi flutti e le tue onde sono passati sopra di me. Io dicevo: Sono scacciato lontano dai tuoi occhi; eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio.

Le acque mi hanno sommerso fino alla gola, l`abisso mi ha avvolto, l`alga si è avvinta al mio capo. Sono sceso alle radici dei monti,la terra ha chiuso le sue spranghe dietro a me per sempre. Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, Signore mio Dio. Quando in me sentivo venir meno la vita, ho ricordato il Signore.       La mia preghiera è giunta fino a te, fino alla tua santa dimora.  Quelli che onorano vane nullità abbandonano il loro amore. Ma io con voce di lode offrirò a te un sacrificio e adempirò il voto che ho fatto; la salvezza viene dal Signore». E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull`asciutto.

 

Dall` «Omelia ai Neofiti sul salmo 41» di san Girolamo

«Come la cerva anela ai corsi d`acqua, così l`anima mia anela a te, o Dio». Dunque come quei cervi anelano ai corsi d`acqua, così anche i nostri cervi che, allontanandosi dall`Egitto e dal mondo, hanno ucciso il faraone nelle loro acque ed hanno sommerso il suo esercito nel battesimo, dopo l`uccisione del diavolo, anelano alle fonti della Chiesa, cioè al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Che il Padre sia sorgente, è scritto nel profeta Geremia: «Hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate che non tengono l`acqua». Del Figlio poi leggiamo in un passo: «Hanno abbandonato la fonte della Sapienza». Infine dello Spirito Santo si dice: «Chi beve dell`acqua, che io gli darò... (questa) diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». L`evangelista spiega il passo dicendo che questa parola del Signore si riferisce allo Spirito Santo. I testi citati provano chiarissimamente che il mistero della Trinità è la triplice fonte della Chiesa. A questa fonte anela l`anima del credente, questa fonte brama l`anima del battezzato, dicendo: L`anima mia ha sete di Dio, fonte viva. Non ha desiderato infatti freddamente di vedere Dio, ma l`ha desiderato con tutta la brama, ne ha avuto una sete ardentissima. Prima di ricevere il battesimo parlavano tra loro e dicevano: «Quando verrò e vedrò il volto di Dio?». Ecco, si è compiuto quello che domandavano; sono venuti e stanno in piedi dinanzi al volto di Dio e si son presentati davanti all`altare e al mistero del Salvatore. Ammessi a ricevere il Corpo di Cristo e rinati nella sorgente della vita, parlano fiduciosamente e dicono: Mi avanzerò nel luogo del tabernacolo mirabile, fino alla casa di Dio. La casa di Dio è la Chiesa, questo è il tabernacolo mirabile, perché in esso si trova «la voce della letizia e della lode e il canto di quanti siedono al convito». Voi che vi siete rivestiti di Cristo e, seguendo la nostra guida, mediante la parola di Dio siete stati tratti come pesciolini all`amo fuori dei gorghi di questo mondo, dite dunque: In noi è mutata la natura delle cose. Infatti i pesci, che sono estratti dal mare, muoiono. Gli apostoli invece ci anno estratti dal mare di questo mondo e ci hanno pescati perché da morti fossimo vivificati. Finché eravamo nel mondo i nostri occhi guardavano verso il profondo dell`abisso e la nostra vita era immersa nel fango, ma, dopo che siamo statÑ strappati ai flutti, abbiamo cominciato a vedere il sole, abbiamo cominciato a contemplare la vera luce ed emozionati da una gioia straordinaria, diciamo all`anima nostra: «Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio».

 

Rmsalire alla sorgente della Vita

Il Cristo, creatore di ogni cosa( è disceso dal cielo come pioggia, si è fatto conoscere come una sorgente, ha effuso se stesso come un fiume, si è fatto battezzare nel Giordano... La sorgente incomprensibile, la sorgente che dà agli uomini la vita e che non si esaurisce mai, si nasconde sotto un po` d`acqua povera e vana. Lui che è onnipresente, mai lontano da nessun luogo, lui che è incomprensibile agli angeli e invisibile agli uomini, si a battezzare, perché così ha voluto... Ed ecco che per lui si aprirono i cieli e si udì una voce che diceva: «Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3,16-17). Il diletto genera amore, la luce immateriale genera la luce inaccessibile (1Tm 6,18)... Questi è il mio Figlio diletÌo: affamato, nutre migliaia di esseri; spos;ato, dà riposo a chi è prostrato dalla fatica; mentre non ha dove posare il capo, porta ogni cosa nelle sue mani; consu}ato dalla sofferenza, risana ogni malattia; schiaffeggiato, dà la libertà al mondo; trafiàto al costato, risana il costato di Adamo. Ma vi prego, fatemi bene attenzione: vorrei risalire alla sorgente della vita, contemplare la sorgente da cui scaturisce la salvezza. Il Padre dely`immortalità ha mandato nel mondo il Figlio, il Verbo immortale. Questi viene tra gli uomini per immergerli nell`acqua e nello Spirito. Volendoci rigenerare all`immortalità dell`anima e del corpo, ha infuso in noi lo Spirito della vita, avvolgendoci interamente come in un`armatura incorruttibile. Se dunque l`uomo è stato reso immortale, sarà anche reso partecipe della natura divina (2Pt 1,4). E se l`uomo è stato fatto Dio per mezzo dell`acqua e dello Spirito Santo con la rigenerazione battesimale, diverrà anche coerede del Cristo (Rm 8,17) con la risurrezione del morti. Per questo io grido: Venite popoli e genti tutte all`immortalità del battesimo... Questa è l`acqua che partecipa dello Spirito: da essa è irrigato il paradiso, da essa è resa fertile la terra, per essa crescono le piante e gli animali si moltiplicano. In una parola, grazie a quest`acqua in cui il Cristo si fece battezzare e sulla quale discese lo Spirito, simile ad una colomba, l`uomo è rigenerato e richiamato alla vita. Chi scende con fede nel lavacro della rigenerazione, si spoglia della sua servitù e riveste la filiazione divina. Riemerge dal battesimo vestito di luce come il sole e irradia attorno a sé lo splendore della giustizia. Ma, ciò che più iMporta, ne risale figlio di Dio e coerede del Cristo. A lui e allo Spirito infinitamente santo, buono e vivificante, gloria e potere ora e sempre, per tutti i secoli dei secoli. Amen. (Pseudo-Ippolito, Discorso sulla santa teofania)

 

Preghiera

Signore Gesù,

tu sai che non sappiamo dirti

la parola dell'amore totale:

ma noi sappiamo che il nostro povero amore ti basta,

per fare di noi dei discepoli fedeli fino alla fine.

E' quest'umile amore che ti offriamo:

prendilo, Signore e dì ancora in modo nuovo

la tua Parola per noi: " Seguimi "

Allora, la nostra vita si aprirà al futuro della tua croce,

per andare non dove avremmo voluto o sognato o sperato,

ma dove tu vorrai per ciascuno di noi, abbandonati a te,

come il discepolo dell'amore e dell'attesa

in una confidenza infinita.

Allora non saremo più noi a portare la croce,

ma sarà la tua croce a portare noi,

colmando il nostro cuore di pace, e i nostri giorni

di speranza e di amore. Amen.

 


 

TU HAI DISTRUTTO LA PAURA DELLA MORTE

Tu, o Signore, hai distrutto per noi

la paura della morte;

tu hai reso per noi inizio della vera vita

la fine dell'esistenza quaggiù.

Tu ci hai aperto la strada della risurrezione,

spezzando le porte dell' inferno.

Tu hai dato a coloro che ti temono,

come vessillo, il segno della santa croce,

per distruggere l'avversario

e rendere sicura la nostra vita.

Dio eterno, metti accanto ai nostri cari

un angelo luminoso

che li conduca per mano

al luogo del refrigerio,

dove si trova l'acqua del riposo

presso il seno dei santi patriarchi.

Tu che hai spezzato

la spada fiammeggiante

e hai restituito al paradiso

l'uomo che era stato crocifisso insieme con te

e che si era affidato alla tua misericordia,

anche dei nostri amici ricordati nel tuo regno;

e vengano accolti nelle tue mani

come incenso di fronte a te.

(Santa Macrina)

 

Dal 2° Libro dei Maccabei

Giuda poi radunò l`esercito e gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia. Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti. Perciò tutti, benedicendo l`operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d`argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.

 

Dalla morte all’immortalità

Quando ci tocca morire, passiamo attraverso la morte all`immortalità; e la vita eterna non può succedere se prima non usciamo dalla vita di quaggiù. Non è dunque una dipartita questa, ma un passaggio, un trasferimento all`eternità, dopo aver percorso tutta la nostra strada nel tempo. Chi non si affretterà verso una condizione migliore? Chi non desidererà di presto mutarsi e trasformarsi a immagine di Cristo nello splendore della grazia celeste? Ce lo predica l`apostolo Paolo, dicendo: Ma la nostra patria è nei cieli, da dove aspettiamo il Signore Gesù Cristo, che trasformerà il nostro umile corpo conformandolo allo splendore del suo (Fil 3,20-21). Anche Cristo Signore ci promette ciò quando, pregando il Padre per noi, per ottenerci di stare con lui, di godere con lui sui troni eterni, nei regni dei cieli, dice: Padre, coloro che mi hai dato, voglio che, dove sono io, anch`essi siano con me, e vedano la gloria che mi hai dato prima che il mondo venisse creato (Gv 17,24). Chi sta per giungere al trono di Cristo, allo splendore dei regni eterni, non deve piangere e singhiozzare, ma godere per la promessa del Signore, per la sua fede nella realtà vera di questa sua dipartita, di questo suo trasferimento...

Può desiderare di restare a lungo nel mondo colui che si diletta del mondo, colui che si sente attratto dalle lusinghe e dagli inganni delle voluttà terrene. Ma poiché il mondo odia il cristiano, perché ami chi ti odia e non segui piuttosto Cristo che ti ha redento e ti ama? Giovanni nella sua lettera ci dice a gran voce e ci ammonisce a non seguire i desideri carnali e ad amare il mondo: Non amate il mondo, né le cose del mondo! Se qualcuno ama il mondo, l`amore del Padre non è in lui; poiché ogni realtà mondana è o concupiscenza della carne o concupiscenza degli occhi o ambizione terrena, che non viene dal Padre ma dalle brame di questo mondo. E il mondo passa con le sue brame. Ma chi fa la volontà di Dio resta in eterno, come anche Dio resta in eterno (1Gv 2,15-17). Piuttosto, fratelli carissimi, siamo pronti a ogni volere di Dio con mente sincera, con fede forte e con virtù salda, e liberatici dal timore della morte, pensiamo all`immortalità che la segue! E, quando giungerà il giorno della nostra dipartita, andiamo senza indugio e con gioia incontro al Signore che ci chiama.

Dobbiamo considerare, fratelli carissimi, e riflettere continuamente che noi abbiamo rinunciato al mondo e viviamo quaggiù provvisoriamente come ospiti, come pellegrini. Accogliamo con gioia il giorno che a ciascuno assegna la sua dimora, che ci strappa da quaggiù, che ci toglie dai lacci del mondo, ci restituisce al paradiso e al regno. Chi non si affretta a tornare in patria quando è lontano? Chi non desidera di cuore il vento favorevole, quando sta navigando verso i suoi cari, per poterli presto abbracciare? Noi stimiamo nostra patria il paradiso, abbiamo già come parenti i patriarchi: perché non ci affrettiamo e non corriamo per vedere la nostra patria, per poter salutare i nostri parenti? Ivi ci aspetta un grande numero di persone care, ci desidera una schiera enorme di genitori, di fratelli, di figli, già sicuri della loro incolumità e solleciti solamente ancora per la nostra salvezza. Giungere al loro cospetto, tra le loro braccia, che immensa gioia, per loro e per noi! Lassù, nei regni celesti, che letizia non temer la morte, che somma e perpetua felicità vivere in eterno! Lì il glorioso coro degli apostoli, lì il grande numero dei profeti esultanti, lì la schiera immensa dei martiri, incoronata per la gloria e la vittoria nella lotta e nelle sofferenze, le vergini trionfanti per aver soggiogato, con la forza della continenza, la concupiscenza della carne e del corpo, ivi i misericordiosi, ricompensati per aver compiuto opere buone dando cibo e danaro ai poveri, per aver osservato il precetto del Signore trasferendo il patrimonio terreno nel tesoro celeste. A costoro, fratelli dilettissimi, affrettiamoci con avido anelito, desiderando di esser presto con loro, bramando la sorte di poter giungere presto a Cristo. Dio veda questi nostri pensieri, Cristo osservi questo intendimento del nostro animo e della nostra fede, egli che darà maggiori premi del suo amore a coloro che avranno maggior desiderio di lui. 

(San Cipriano, La mortalità, 22-26)

 

TU SEI

Tu sei il mio Dio  vivo,

tu sei la mia forza,

tu il giusto giudice.

Tu sei il medico onnipotente.

Tu sei sacerdote in eterno.

Tu sei guida alla patria.

Tu sei la mia luce vera.

Tu sei la mi dolcezza santa

Tu sei la mia piena perfezione.

Tu sei la mia salvezza eterna.

Tu sei la mia redenzione piena.

Tu sei la mia risurrezione santa.

Tu sei la mia vita perpetua.

Ti prego, ti supplico:

fa’ che giunga a te, riposi in te,

risorga con te.

(Abate Alcuino)

 


AIUTACI, SIGNORE, AD AMARTI

Signore, Tu che sei venuto prima di noi,

per rivelarci il segreto della vita,

e la strada dell'Amore  che porta alla felicità

crea in noi il desiderio di incontrarti per conoscerti di più

e il desiderio di conoscerti di più

per meglio seguirli e servirti.

Fa' di noi dei cercatori di Dio

non solo con intelligenza, ma anche con il cuore.

Aiutaci a trovare il tempo per Te,

non soltanto un tempo strappato

alle futilità che lo riempiono,

ma un tempo fresco, un tempo nuovo

come l'innamorato d'improvviso ne scopre

per un amore che nasce repentino

nella sua vita così piena.

 

LETTURA BIBLICA

Gesù ringrazia il Padre celeste perché il mistero dell'amore di Dio è stato rivelato ai piccoli, cioè ai poveri di spirito, agli umili, a coloro che sono disposti a «credere» con fede semplice e viva. A costoro Gesù rivolge il dolcissimo invito: «Venite a me...».

Queste parole del Salvatore hanno recato tanto conforto in ogni tempo ai poveri, agli afflitti, agli indifesi; e lo arreche­ranno anche a noi se sapremo svuotarci della nostra superbia e andare a Cristo con cuore libero e puro.

 

Dal vangelo secondo Matteo (11,25-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. SI, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

 

«Venite a me... (S. Kierkegaard: La scuola del cristianesimo)

Venite! Gesù suppone che gli infelici, gli «stanchi e affaticati» del Vangelo, sentano duramente il peso che grava su di loro e la fatica che li schiaccia, e siano immersi in un'angosciosa perplessità: uno scruta attorno a se, nella speranza di scoprire un aiuto; un altro abbassa lo sguardo a terra, per non aver trovato un conforto; un terzo alza gli occhi al cielo, quasi a implorare aiuto. Tutti cercano. Per questo Gesù dice: Venite! Non invita colui che s'è stancato di cercare e che non è più capace di essere triste.

Venite! Gesù, invitando, sa che la vera sofferenza tende a rinchiudersi nella solitudine e ad affondare in una muta desolazione, senza avere la forza di aprirsi a qualcuno, e ancor meno di aspettare coraggiosamente un aiuto. Nel suo invito, Gesù non può aspettare che gli infelici schiacciati dal peso dei loro mali vengano a lui; li chiama di sua iniziativa, sotto la spinta dell'amore. Il suo desiderio di soccorrerli resterebbe forse inefficace, se non facesse lui il primo passo, esprimendo questo invito. Dicendo infatti: Venite a me, è lui che va verso di loro.

O compassione umana, quante volte hai voluto penetrare nei segreti di un infelice per semplice curiosità e non per simpatia; e come ti è sembrato grave il suo peso quando, rispondendo al tuo invito, egli è venuto da te! Ma colui che pronuncia questo Venite!, questa parola che ci libera, certamente sa quello che fa rivolgendoti questo invito, e non ti deluderà quando verrai da lui per trovar riposo, affidando a lui il tuo fardello. Questa parola sgorga dall'intimo del suo essere e rimane carica del suo amore: se tu ne segui il richiamo, essa ti ricondurrà naturalmente al punto da cui era partita. Oh, se tu accettassi l'invito: Venite! Esso suppone che gli infelici gravati dal peso siano tanto stanchi, scoraggiati, sfiniti e così immersi in una sorta di torpore, da dimenticare che c'è uwa consolazione. O meglio, Gesù lo sa fin troppo bene: non c'è né consolazione né aiuto fuori di lui. Per questo egli ci rivolge il richiamo: Venite!... -on importa quanto grave è la tua fatica, la stanchezza per il lavoro o il cammino, così lungo eppure così vano, che hai percorso fino alla ricerca di un aiuto, di una salvzza. Se ti sembra di non poter più fare un passo, di non poter più resistere neppure per un momento senza vunir meno: ancora un passo, ed ecco il riposo! Venite!

E se qualcuno si trovasse così preso dallo conforto da non riuscire neppure a muoversi, ebbeje, basterebbe un sospiro: desiderare lui, è già arrivare a lui.

 

Sicurezza nella speranza  (P. Gabriele di S.M. Maddalenb)

La fede ti fa conoscere Dio; tu credi in lui con tutte le forze, però non lo vedi. La tua fede ha dunque bisogno di essere sostenuta daFla ertezza che un giorno verai il(tuo Dio, lo possederai e potrai unirti a lui in eterno. Questa certezza te la dà la virtù della speranza la quale ti presenta Dio come tuo bene infinito, come tua mercede eterna. La fede ti dice: Dio è bontà, bellezza, sapienza, provvidenza, carità, misericordia infinita; e la speranza soggiunge: questo Dio così grande e così buono è tuo, egli vuol essere il tuo possesso e la tua beatitudine eterna, non solo, ma nell'attesa del cielo, fin da quaggiù, vuol essere da te posseduto mediante la carità e la grazia. Tu guardi Dio infjnito, perfettissimo, così immensamente al di sopra dite, creatura debole e$misera, e pensi: ma, come potrò giungere a lui, come potrò unirmi a lui che supera infi­nitamente le mie capacità? E la speranza ti risponde: lo puoi, perché Dio stesso lo v¥ole, anzi, proprio per questo fine egli ti ha creato e ti ha elevato allo stato soprannaturale. Il Concilio di TrÝnto insegna che tutti dobbiamo avere una fermissima speranza nell'ðiuto di Dio, aiuto che egli ha formalmente promesso a coloro che ricorrono a lui con fidu­cia: «Il Padre vostro non darà forse cose buone a coloro che gliele domandano?» (Mt 7,11). Le «cose buone» promesse da Gesù sono anzitutto quelle compendiate nell'atto di speranza: «la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla». È questo l'oggetto della speranza, è questo che dobbiamo chiedere e invocare prima di ogni altra cosa. Quando ti metti di fronte a Dio, al fine altissimo dell'unione con lui, intuisci subito che il grande ostacolo che si frappone fra te e Dio sono i tuoi peccati, la tua fragilità e la tua miseria, per cui ti è tanto difficile vivere in modo legno di Dio. Ma Œa speranza ti viene incontro assicurandoti, da parte della mise\icordia infinita, il perdono dei tuoi peccati. Non solo, ma Dio vuole che tu sia parimenti sicuro che egli ti concederà le grazie necessarie per vivere bene, per vincere le tue tentazioni, per progregire nelle virtù; proprio così conseguirai l'unione con lui, non solo in cielo, ma anche sulla terra. Il tuo ideale, ideale di santità, non è, quindi, irrealizzabile! E DiM vuole che aspetti tutto questo da lui, non perché tu ne sia meritevole, ma perché egli è infinitamente buono, sempre pronto a venire in nostro soccorso... DiŠ vuole che tu sia sicuro di ciò. La sicurezza è una proprietà della speranza perfetta e Dio vuole che tu eserciti questa virtù con perfezione.

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CHIEDIAMO CHE IL SIGNORE CI ACCOLGA

\p class="MsoPlainText" style="margin: 0" align="left"> Accoglimi, Signore Gesù, vero amico degli uomini, <Ïspan>

allo stesso modo con cui accogliesti la peccatrice,

il buon ladrone, il pubblicano e il figliol prodigo;

liberami dal peso dei miei peccati.

Tu che togli i peccati del mondo,

guarisci le infermità degli uomini

e invita a riposarsi coloro che sono stanchi ed afflitti.

Tu che non sei venuto a cSiamare i giugti,

ma i peccatori a penitenza, purificami da ogni macchia

deÊ corpo e dello spirito, e insegnami a divmntare migliore.

(Dalla Liturgia Greca)


AGIRE CON AMOWE

 

NELLA TUA TENEREZZA Eterno Padre, che hai mandato
il tuo divin Figlio Gesù sulla terra,
concedimi la grazia
di conoscere le tue tenerezze
e di lasciarmi coprire da esse,
per vivere secondo5La Tua volontà.

O Gesù, tenerezza del Padre,
che sei venuto sulla terra per effondere
sugli uomini la tua meravigliosa tenerezza,
concedimi la grazia di lasciarmi invadere
dal tuo amore, per vivere
nella speranza dell'eterna salvezza.

O Spirito Santo, accendi
nel mio cuore una scintilla
del tuo Amore tenerissimo, che procede
dal Padre e dal Figlio, per gustarne
l'ineffabilc@dolcezza ed essere docile
alle tue divine ispirazioni.

 

Il comandamento dell’Amore

Qual è il comandamento di Dio? Quel comandamento nuovo, che è detto nuovo proprio perché rinnova: Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda (Gv 13,34). Senti come questa viene dichiarata legge stessa di Dio nelle parole dell`apostolo Paolo: Portate i pesi gli uni degli altri e così adempirete la legge di Cristo (Gal 6,2). Il compimento di tutte le nostre opere è l`amore. Qui è il nostro fine: per questo noi corriamo; verso questa meta corriamo; quando saremo giunti, vi troveremo riposo. Avete udito nel salmo: Ho visto la fine di ogni opera (Sal 118,96). Dicendo: ho visto la fine di ogni opera, che cosa dunque ha visto il salmista? Mettiamo che sia salito in cima ad un altissimo monte e da quel vertice abbia contemplato e visto tutta la distesa in cerchio della terra e i cerchi dell`universo; forse per questo ha detto: «Ho visto la fine di ogni opera»? Se questa è cosa lodevole, domandiamo al Signore occhi materiali tanto acuti da intravedere qualche monte altissimo della terra, dalla cui cima possiamo vedere la fine di ogni opera. Non andare lontano; ecco, ti dico: sali sul monte e vedi questo termine. Cristo è il monte; vieni a Cristo e vedi il termine di ogni opera. Cosa è questo termine? Interroga san Paolo: Il fine del precetto è la carità che viene da un cuore puro, da una coscienza retta, da una fede non finta (1Tm 1,5). In un altro passo egli dice: L`amore è la perfezione della legge (Rm 13,10)... E ancora: Fine della legge è Cristo, per offrire la giustizia a chiunque crede (Rm 10,4). Che significa allora che Cristo è fine? Significa che Cristo è Dio e fine del precetto è la carità e che Dio è la carità: Padre e Figlio e Spirito Santo sono una cosa sola. Qui è il tuo fine: fuori di qui non c`è altro che la strada; non fermarti sulla strada perché altrimenti non giungerai al fine. In qualunque altro luogo tu sia giunto, passa oltre finché non giungerai al fine. Che cosa è il fine? Per me è buona cosa stare unito al Signore (Sal 72,28). Hai aderito al Signore, sei giunto al termine della strada: rimarrai in patria. Cercate di comprendere! Qualcuno va in cerca del denaro: ma questo non sia il tuo fine; devi passare oltre come il pellegrino. Cerca la strada per dove passare, non il posto dove rimanere. Passa dunque oltre questo ostacolo; cerca la fine del viaggio. Tu cerchi la salute del corpo, ma anche qui non arrestarti. Che cosa è questa salute del corpo, che può essere distrutta dalla morte, indebolita dalla malattia? Instabile, mortale, fluida. Cercala, ma affinché una salute precaria non ti impedisca di compiere opere buone. Il tuo fine dunque non è qui, la salute infatti viene cercata in vista del fine. Tutto ciò che noi cerchiamo in vista di un altro bene, non costituisce il fine; tutto ciò che si cerca per se stesso e senza uno scopo di utilità quello è il fine. Cerchi gli onori; li cerchi forse per mettere in opera qualche tuo progetto, forse per piacere a Dio: non amare l`onore in se stesso, per non fermarti. Cerchi la lode? Se cerchi quella di Dio fai bene; se cerchi la tua lode fai male; resti fermo per strada. Ecco, tu sei amato e lodato: non congratularti se ti lodano; lodati nel Signore, perché ti sia lecito cantare: Nel Signore alla mia anima si darà lode (Sal 33,3)... Allorché tutte le tue opere sono lodate in Dio, la lode a te dovuta non devi temere di perderla. Dio infatti non viene mai meno. Fa' dunque di andare oltre questa lode. Vedete, o fratelli, quanti beni dobbiamo oltrepassare, che non sono il nostro fine! Di essi noi usiamo così come per strada; ce ne cibiamo come avviene nelle stazioni di ristoro per i cavalli, ma poi continuiamo il cammino. Dov`è dunque il fine? «Dilettissimi, noi siamo figli di Dio e non ancora si mostra quello che saremo»: sono parole che ci ha detto proprio questa epistola. Siamo dunque ancora in cammino; dobbiamo ancora proseguire, finché giungeremo a un fine. Sappiamo che quando apparirà, saremo simili a lui perché lo vedremo così come egli è (1Gv 3,2). Questo è fine: là ci sarà perpetua lode, là un Alleluia senza fine. (Agostino, Commento alla prima lettera di san Giovanni)

 

Dall’Imitazione di Cristo

 Non si deve fare alcun male, per nessuna cosa al mondo né per compiacenza verso chicchessia; talora, invece, per giovare a uno che ne ha bisogno, si deve senza esitazione lasciare una cosa buona che si sta facendo, o sostituirla con una ancora più buona: in tal modo non si distrugge l'opera buona, ma soltanto la si trasforma in meglio.

A nulla giova un'azione esterna compiuta senza amore; invece, qualunque cosa, per quanto piccola e disprezzata essa sia, se fatta con amore, diventa tutta piena di frutti. In verità Iddio non tiene conto dell'azione umana in sé e per sé, ma dei moventi di ciascuno. Opera grandemente colui che agisce con rettitudine; opera lodevolmente colui che si pone al servizio della comunità, più che del suo capriccio. Accade spesso che ci sembri amore ciò che è piuttosto attaccamento carnale; giacché è raro che, sotto le nostre azioni, non ci siano l'inclinazione naturale, il nostro gusto, la speranza di una ricompensa, il desiderio del nostro comodo. Chi ha un amore vero e perfetto non cerca se stesso, in alcuna sua azione, ma desidera solamente che in ogni cosa si realizzi la gloria di Dio. Di nessuno è invidioso colui che non tende al proprio godimento, né vuole personali soddisfazioni, desiderando, al di là di ogni bene, di avere beatitudine in Dio. Costui non attribuisce alcunché di buono a nessuno, ma riporta il bene totalmente a Dio; dal quale ogni cosa procede, come dalla sua fonte e, nel quale, alla fine, tutti i santi godono pace. Oh, chi avesse anche una sola scintilla di vera carità, per certo capirebbe che tutto ciò che è di questa terra è pieno di vanità.

 

PREGHIERA DI UN CONVERTITO
Mio Dio, quanto mi rammarico

di non aver capito nulla della vita,

di aver tentato di capire cose che era inutile capire.

La vita non consiste nel capire, ma nell'amare. 
Fa' mio Dio che non sia troppo tardi! 
Che l'ultima pagina non sia ancora scritta. 
E' stato un deserto la mia vita, perché non ti ho conosciuto. 
Fa' che il deserto fiorisca.

Che ogni minuto che mi resta sia consacrato a Te. 
Che io sia nelle tue mani come fumo portato dal vento.

 Alexis Carrel


L'AMORE IN SANT'AGOSTINO

PREGHIERA DELLA COMUNITA'

Gesù Cristo,

aiutaci ad essere persone

che sanno donare e ricevere,

che sono capaci di condividere,

di portare i pesi gli uni degli altri

per soffrire e godere insieme,

che si perdonano l'un l'altro,

con generosità,

capaci di una riconciliazione continua.

Consapevoli dei loro limiti

accettano e si impegnano

in una attiva collaborazione,

formando, una comunità di amore

per essere una comunità di servizio

per i poveri e gli abbandonati.

Signore, non lasciarci chiusi

nel nostro egoismo

ma rendici persone aperte

capaci dì amare. Amen.

 

Dalla Prima lettera di San Giovanni Apostolo

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. Per questo l'amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.

 

Ama e fa' quel che vuoi  (S. Agostino: In epistolam Joannis)

«Si è manifestato l'amore di Dio per noi» (lGv 4,9). Così san Giovanni ci invita ad amare Dio. Ma potremmo amarlo, se egli non ci avesse amati per primo? Se siamo stati lenti ad amarlo, sforziamoci di non esserlo nel ricambiare il suo amore. Ci ha amati per primo: noi invece non siamo capaci di amare così. Ci ha amati mentre eravamo peccatori, ma ha distrutto il nostro peccato; ci ha voluto bene mentre eravamo lontani da lui, ma non ci ha radunati insieme perché continuassimo a peccare; ci ha amati quando eravamo nella malattia, ma è venuto a noi per guarirci. Sì, «Dio è amore. L'amore di Dio per noi si è manifestato in questo: Dio ha mandato il suo unico Figlio nel mondo, perché possiamo vivere per mezzo di lui» (lGv 4,8-9). Il Signore stesso l'ha detto: «Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici» (Gv 15,13), e la prova dell'amore di Cristo per noi sta proprio nel fatto che egli è morto per noi. E quale prova abbiamo dell'amore del Padre nei nostri riguardi? Ecco: ha mandato il suo Figlio unico a morire per noi, come dice l'apostolo Paolo: «Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per noi, come non ci darà anche tutto il resto insieme con lui?» (Rm 8,32). Cristo è consegnato alla morte dal Padre, ed è consegnato da Giuda; non sembra quasi lo stesso gesto? Giuda è traditore: è dunque traditore anche Dio Padre? Certamente no, mi dirai. Eppure non sono io che affermo una cosa del genere, ma san Paolo: «Lui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato alla morte per tutti noi». Il Padre l'ha consegnato e lui stesso si è consegnato. É ancora l'Apostolo che dichiara: «Mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20).

Ma allora, se il Padre ha consegnato alla morte suo Figlio e il Figlio si è consegnato da sé, che cosa ha fatto Giuda? Una consegna è stata fatta dal Padre, una consegna dal Figlio, una consegna da Giuda: è sempre il medesimo gesto. Che cosa dunque distingue il Padre che abbandona alla morte il Figlio, il Figlio che si dà volontariamente e il discepolo Giuda che consegna il Maestro? Ecco: il Padre e il Figlio hanno fatto tutto questo per amore, mentre Giuda l'ha fatto per tradimento. Vedete perciò che bisogna considerare non quello che l'uomo fa, ma lo spirito e l'intenzione con cui lo fa... Anche se si tratta di una stessa azione, quando la misuriamo dalla diversità delle intenzioni, troviamo materia per amare e condannare, per lodare o detestare. Questo è l'immenso valore della carità: essa è l'unica che permette di distinguere, l'unica che permette di misurare le azioni umane. Eccoti dunque una brevissima norma che compendia tutto: ama e fa' quel che vuoi. Se taci, taci per amore; se parli, parla per amore; se correggi, correggi per amore; se perdoni, perdona per amore. L'amore affondi come una radice nel tuo cuore: da questa radice non può nascere se non il bene.

 

 

PREGHIERA

Dona a noi, o Signore, un cuor nuovo,

che sappia solo te ascoltare, solo te comprendere, solo te desiderare.

Dona a noi, o Signore, un cuore puro,

che dal pentimento e dalla mortificazione sia mondato;

che del male tanto conosca quanto basta per fuggirlo,

che in ogni cosa scopra raggi della tua sapienza e della tua bellezza.

Dona a noi, o Signore, un cuore forte che ti ami con sincerità,

con ardore, con sacrificio, che ti sia in ogni ora fedele,

che ogni ostacolo converta in stimolo a maggiormente amarti,

ogni errore in compunzione, ogni dolore in offerta,

ogni azione in amore, ogni grazia in gaudio.

Dona a noi, o Signore, un cuore dolce e grande,

come quello di Maria, tua Madre,

come quello dei tuoi Santi;

un cuore amoroso, che dalla tua

carità tragga sorgenti di carità per il prossimo,

e ringraziamento er te,

o Dio Padre, o Dio Figlio, o Dio Spirito Santo. Amen. (Paolo VI)


BEATA ANGELA DA FOLIGNO

 

LA LUCE DI DIO

Senza la luce di Dio nessun uomo si salva.
Essa fa muovere all’uomo i primi passi;
essa lo conduce al vertice della perfezione.
Perciò, se vuoi cominciare

a possedere questa luce di Dio, prega;
se sei già impegnato nella salita della perfezione
e vuoi che questa luce in te aumenti, prega;
se sei giunto al vertice della perfezione
e vuoi ancora luce per poterti
in essa mantenere, prega;
se vuoi la fede, prega;
se vuoi la speranza, prega;
se vuoi la carità, prega;
se vuoi la povertà, prega;
se vuoi l’obbedienza, la castità, l’umiltà,
la mansuetudine, la fortezza, prega.
Qualunque virtù tu desideri, prega.
E prega leggendo nel libro della vita,
cioè nella vita del Dio - Uomo Gesù,
che fu tutta povertà, dolore,
disprezzo e perfetta obbedienza.

Ù

(Beata Angela da Foligno)

 

Dal libro del profeta Isaia (62, 1-12)

Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Allora i popoli vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, a tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, cost ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.Sulle tue mura, Gerusalemme,   ho posto sentinelle; per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai. Voi, che rammentate le promesse al Signore, non prendetevi mai riposo e neppure a lui date riposo, finché non abbia ristabilito Gerusalemme e finché non l'abbia resa il vanto della terra. Il Signore ha giurato con la sua destra e con il suo braccio potente:«Mai più darò il tuo grano in cibo ai tuoi nemici, mai più gli stranieri berranno il vino per il quale tu hai faticato. No! Coloro che avranno raccolto il grano lo mangeranno e canteranno inni al Signore, coloro che avranno vendemmiato berranno il vino nei cortili del mio santuario». Passate, passate per le porte, sgombrate la via al popolo, spianate, spianate la strada, liberatela dalle pietre, innalzate un vessillo per i popoli. Ecco ciò che il Signore fa sentire all'estremità della terra:«Dite alla †iglia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, ha con sé la sua mercede, la sua ricompensa è davanti a lui. Li chiameranno popolo santo,  redenti del Signore. E tu sarai chiamata Ricercata, Città non abbandonata».

 

BEATA ANGELA DA FOLIGNO

Angela nacque a Foligno nel 1248 e vi morì il 4 gennaio 1309. Era di famiglia benestante che possedeva vari terreni e case. Da fanciulla le venne a mancare il padre e ancor giovane, secondo il costume del tempo, si sposò con un uomo che non riuscì ad amare di vero amore, ma dal quale ebbe dei figli a lei carissimi. Molto vanitosa e orgogliosa, amante delle gioie mondane, dell'apparire in pubblico come lei stessa ci hu lasciato scritto: "Sappiate che per tutto il tempo della mia vita ricercai come potessi essere adorata e onorata" (Ist. 1, 25). A ciò la spingeva anche la madre compiacente, sicché già da giovane, Angela, venne esposta a gravi per¹coli nella vita morale e spirituale. Tuttavia al momento giusto, quando la grazia di Dio bussò alla porta della sua anima, e dopo alcuni tentativi non riusciti per la vergogna di confessare le sue colpe, si consegnò, pienamente vinta, all'amore di Dio. Alle sue grandi penitenze, privazioni e spoliazioni, Dio rispose con visioni, rivelazioni e grazie eccezionali mai documentate nei secoli precedenti, sicché in breve tempo Angela bruciò tutte le tappe del cammino spirituale, pervenendo alle vette più alte dell'esperienza di Dio. Vestì l'abito del Terz'ordine francescano nel 1291 e volle restare laica e nel mondo, anche dopo la morte di tutti i suoi cari. Trascorse gli ultimi anni della vita circondata da numerosi discepoli e figli spirituali, per i quali aveva fondato un Cenacolo di vita spirituale e di azione sociale.

 

"Il mio Dio si è fatto carne per farmi Dio".

Mio Dio, fammi degna di conoscere l'altissimo mistero che proviene dall'infuocato e ineffabile tuo amore e dall'amore delle tre Persone della Trinità, il mistero cioè della tua santa Incarnazione, da cui ebbe inizio la nostra salvezza. L'Incarnazione compie in noi due cose: la prima è che ci riempie d'amore; la seconda che ci rende certi della nostra salvezza. O carità che nessuno può comprendere! O amore al di sopra del quale non c'è amore maggiore: il mio Dio si è fatto carne per farmi Dio! O amore sviscerato: hai disfatto te per far me nel momento in cui ti rivestivi della nostra carne. Hai disfatto te: non certo nel senso che da te e dalla tua divinità sia venuto a mancare qualcosa! L'abisso del tuo farti Uomo strappa alle mie labbra parole cosí sviscerate! Tu, l'Incomprensibile, che ti fai capire da tutti; tu, l'Increato, che ti vei fatto creatura; tu, l'Inconcepibile, che entri nella mente di tutti; tu l'Eterno Spirito, che ti fai toccare dalle mani degli uomini! Dio, fammi degna di gettard uno sguardo nella profondità di questo profondissimo amore che hai voluto mettere in comune con noi nella tua Incarnazione. Fammi degna, Dio increato, di conoscere il fondo del tuo amore e di comprendere la tua ineffabile carità, che hai messo in comune con noi quando in essa ci hai mostrato il tuo Figlio Gesù Cristo e il tuo Figlio ci ha rivelato te come Padre. Fammi degna, Signore, di conoscere e comprendere il tuo inestimabile amore nei nostri riguardi fammi capace di penetrare la tua inestimabile e infuocata carità, congiunta a quell’amore profondo con cui da sempre hai prescelto il genere umano a godere della tua visione. O dono che è sopra ogni dono, perché tu sei lo stesso Amore! O sommo Bene, ti sei degnato di farti conoscere come Amore, e ci fai amare questo Amore. Tutti quelli che verranno alla tua presenza, saranno appagati secondo l’amore che ti portano.

 

TESTAMENTO SPIRITUALE

"Figli miei, fate ogni sforzo per avere amore nei riguardi di ogni uomo, poiché vi dico in verità che la mia anima ha piú ricevuto da Dio, quando ha pianto e sofferto con tutto il cuore per i peccati del prossimo che quando ha pianto per i propri peccati. Non c'è infatti maggiore carità qui sulla terra che soffrire per i peccati del prossimo. Fate di tutto per avere un tale amore che non è piú della terra, ma del cielo". "Non giudicate nessuno, perché diverso è il giudizio di Dio da quello degli uomini. E solo il suo è vero". "Infine, figli miei, siate piccoli e umili. Questo desidero per voi e per me. Questo essere piccoli non ci fa desiderare la sufficienza che viene dallo studio e dal possesso di determinate capacità, ma inclina l'anima a vedere i suoi difetti e le sue miserie. Maledetti siano i beni che fanno insuperbire l'anima, come la potenza, gli onori, i privilegi. Miei cari, me ne partirei piú tranquilla se sapessi che, essendovi fatti piccoli, siete diventati un solo cuore, un solo corpo e un'anima sola. Non voglio fare altro testamento che questo: vi raccomando l'amore scambievole. Vi lascio in eredità tutto ciò che possiedo: la vita di Cristo, la povertà, il dolore e il disprezzo". Siate benedetti da Dio e da me, figli miei e fratelli e padri, voi e tutti quelli che oggi non sono presenti. Come mi fu significata e mostrata da Cristo questa benedizione, cosí la dono a voi, con tutto il mio cuore, ai presenti e agli assenti. E che il Cristo in persona ve la dia con quella mano che fu inchiodata in alto sulla croce!


SANT'ANTONIO ABATE

 

Gesù Cristo, Figlio diletto di Dio,

ci hai chiamati dalle tenebre alla luce,

dall'ignoranza alla conoscenza del tuo nome glorioso;

perché possiamo operare nel tuo nome,

che è all'origine di ogni cosa creata.
Dio, tu hai aperto gli occhi del nostro cuore

perché conoscessimo te solo.

Altissimo, che abiti nei cieli altissimi, Santo tra i santi.

Tu abbatti l'arroganza dei presuntuosi,

disperdi i disegni dei popoli,

esalti, gli umili e abbatti i superbi,

doni la ricchezza e la povertà, uccidi e fai vivere,

benefattore unico degli spiriti e Dio di ogni carne.

Tu scruti gli abissi, conosci le azioni degli uomini,

aiuti quanti sono in pericolo,

sei la salvezza di chi è senza speranza,

il creatore e il vigile pastore di ogni spirito.

Ti preghiamo, o Signore, sii nostro aiuto e sostegno.

Libera quelli tra noi che si trovano nella tribolazione,

abbi pietà degli umili, rialza i caduti,

vieni incontro ai bisognosi, guarisci i malati,

riconduci i traviati al tuo popolo.

Sazia chi ha fame, libera i nostri prigionieri,

solleva i deboli, dà coraggio a quelli che sono abbattuti.
Tutti i popoli conoscano che tu sei il Dio unico,

che Gesù Cristo è tuo Figlio,

e noi «tuo popolo e gregge del tuo pascolo» (Sal 78, 13).

Dalla “Vita di sant’Antonio” scritta da sant’Atanasio, vescovo.  

 Dopo la morte dei genitori, lasciato solo con la sorella ancora molto piccola, Antonio, all’età di vent’anni, si prese cura della casa e della sorella. Un giorno, mentre si recava, come era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire il Salvatore, dopo aver abbandonato, ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini di cui si parla negli Atti degli Apostoli, che, venduti i loro beni, ne portarono il ricavato ai piedi degli apostoli, perché venissero distribuiti ai poveri. Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo. Meditando su queste cose entrò in chiesa, proprio mentre si leggeva il vangelo, e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. Allora Antonio, come se il racconto della vita dei santi gli fosse stato presentato dalla Provvidenza e quelle parole fossero state lette proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, diede in dono agli abitanti del paese le proprietà che aveva ereditato dalla sua famiglia — possedeva infatti trecento campi molto fertili e ameni — perché non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella. Vendette anche tutti i beni mobili e distribuì ai poveri la forte somma di denaro ricavata, riservandone solo una piccola parte per la sorella. Partecipando un’altra volta all’assemblea liturgica, sentì le parole che il Signore dice nel vangelo: “Non affannatevi per il domani”. Non potendo resistere più a lungo, uscì di nuovo e donò anche ciò che gli era ancora rimasto. Affidò la sorella alle vergini consacrate a Dio e poi egli stesso si dedicò nei pressi della sua casa alla vita ascetica, e cominciò a condurre con fortezza una vita aspra, senza nulla concedere a se stesso. Egli lavorava con le proprie mani: infatti aveva sentito proclamare: “Chi non vuol lavorare, neppure mangi”. Con una parte del denaro guadagnato comperava il pane per sé, mentre il resto lo donava ai poveri. Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente. Era così attento alla lettura, che non gli sfuggiva nulla di quanto era scritto, ma conservava nell’animo ogni cosa al punto che la memoria finì per sostituire i libri. Tutti gli abitanti del paese e gli uomini giusti, della cui bontà si valeva, scorgendo un tale uomo lo chiamavano amico di Dio e alcuni lo amavano come un figlio, altri come un fratello.

 

Dai Pensieri di S. Antonio Abate

"Io non temo più Dio, lo amo. Perché l’amore caccia il timore"

 

Verrà un tempo in gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: "Tu sei pazzo!, a motivo della sua dissimiglianza da loro".

 

Un tale chiese al padre Antonio: "Che debbo fare per piacere a Dio?". E l’anziano gli rispose: "Fa’ quello che ti comando: dovunque tu vada abbi sempre Dio davanti agli occhi; qualunque cosa tu faccia o dica, basati sulla testimonianza delle Sante Scritture; in qualsiasi luogo abiti, non andartene presto. Osserva questi tre precetti e sarai salvo".

 

Il padre Pambone chiese al padre Antonio: "Che debbo fare?". L’anziano gli dice: "Non confidare nella tua giustizia, non darti cura di ciò che passa, e sii continente nella lingua e nel ventre".

 

Disse ancora: "Come i pesci muoiono se restano all’asciutto, così i monaci che si attardano fuori della cella, o si trattengono tra i mondani, snervano il vigore dell’unione con Dio. Come dunque il pesce al mare, così noi dobbiamo correre alla cella; perché non accada che attardandoci fuori, dimentichiamo di custodire il di dentro".

 

Disse ancora: "Chi siede nel deserto per custodire la quiete di Dio è liberato da tre guerre: quella dell’udire, quella del parlare, e quella del vedere: Gliene rimane una sola: quella del cuore".

 

Un fratello disse al padre Antonio: "Prega per me". L’anziano gli dice: "Non posso io avere pietà di te, e neppure Dio, se non sei tu stesso ad impegnarti nel pregare Dio".

 

Disse ancora: "E’ dal prossimo che ci vengono la vita e la morte. Perché se guadagniamo il fratello, è Dio che guadagniamo; e se scandalizziamo il fratello, è contro Cristo che pecchiamo".

 

É Antonio disse: Vidi le reti del Maligno distese sulla terra, e dissi gemendo: "Chi mai potrà scamparne?". Udii una voce che mi disse: "L’umiltà".

 

Disse ancora: "Obbedienza e continenza ammansiscono le belve".

 

Disse anche: "Ho visto monaci dopo molte fatiche cadere e uscir di senno}perché avevano confidato nella loro opera e trascurato quel precetto che dice: Interroga il padre tuo ed egli te lo annunzierà" (Dt 32, 7).

 

Un giorno Antonio, fu preso da sconforto e diceva a Dio: "O Signore! Io voglio salvarmi, ma i miei pensieri me lo impediscono. Che posso fare nella mia afflizione?" Ora, sporgendosi un po’, Antonio vede un altro come lui, che sta seduto e lavora, poi interrompe il lavoro, si alza in piedi e prega, poi di nuovo si mette seduto a intrecciare corde, e poi ancora si alza e prega. Era un angelo del Signore, e gli disse: "Fa così e sarai salvo".

 

Dal Testamento di Sant’Antonio

Com’è scritto io prendo la via dei miei padri. Sento di essere chiamato dal Signore. Voi siate giudiziosi, e non perdete il frutto della vostra lunga ascesi secondo la volontà del Signore, ma, come se cominciaste adesso, cercate di custodire con ogni cura il vostro zelo. Conoscete i demoni insidiosi. Avete visto come sono feroci e insieme deboli. Non temeteli dunque, ma respirate sempre Cristo, e credete in lui, e vivete come se doveste morire ogni giorno, osservando voi stessi e ricordatevi le cose che vi ho consigliato. Cercate di unirvi sempre prima di tutto al Signore e poi ai santi, affinché dopo la vostra morte vi accolgano nei tabernacoli eterni. Seppellite il mio corpo e nessuno sappia in che luogo è stato messo. Nel giorno della resurrezione dei morti, io lo riceverò incorrotto dal Salvatore…per il resto vi dico addio, o figli. Antonio lascia questo mondo, e non sarà più con voi.

 

Tu sei fedele

Tu, o Signore, hai creato la terra

e resti fedele per tutte le generazioni.

Sei giusto nei giudizi, incomparabile nello splendore,

sapiente nella creazione e provvido nella sua conservazione,

buono in tutto ciò che vediamo

e fedele verso coloro che confidano in te,

o Dio benigno e misericordioso.

Perdona a noi iniquità e ingiustizie, mancanze e negligenze.
Non tener conto di ogni peccato dei tuoi servi e delle tue serve,

ma purificaci nella purezza della tua verità

e guida i nostri passi, perché camminiamo nella pietà,

nella giustizia e nella semplicità del cuore.
O Signore e Dio nostro, fa brillare il tuo volto su di noi

perché possiamo godere dei tuoi beni nella pace,

siamo protetti dalla tua mano potente,

liberati da ogni peccato con la forza del tuo braccio eccelso,

e salvati da coloro che ci odiano ingiustamente.
Dona la concordia e la pace a noi e a tutti gli abitanti della terra.

Tu solo, o Signore, puoi concederci questi benefici

Ø

e doni più grandi ancora.
Noi ti lodiamo e ti benediciamo per Gesù Cristo,

sommo sacerdote e avvocato delle nostre anime.

Per mezzo di lui salgano a te l'onore e la gloria ora,

per tutte le generazioni e nei secoli dei secoli. Amen.


AVV^NTO 1

 

Preghiera al Santissimo Sacramento

 

Signore Gesù, presente nel Sacramento dell'altare,

io credo in te, ti adoro e ti amo.

Tu sei il Figlio di Dio, il Messiy atleso dai profeti

u tu sei il Salvatore, che ci liberi dalla schiavitù

e ci guidi nella casa del Padre.

üRidesta nella mia anima il desiderio di te;

donami la rpcchezza del tuo amore

perché riempia il mio vuoto;

fa' tÈcere in me il rumore delle cose vane;

}p style="text-indent: 0cm; line-height: 100%; margin: 0" align="left"> hrendimi docileªal tuo divino volere

perché cercri solo ciò che a te5piace.

ð

Libera il mio cuore dal male e preparalo a riceverti,

<'ont size="3" face="Times New Roman">perché tu possa stabilire in esso la tua abitazione persempre.

 

Dal libro dell'Apocalisse (22,12-21)

Ecco, io verrò pResto e porterò con Me il mio salario, per rendere a ciascunœ secondo le sue operf. Io sono l'Alba e l'Omega, il Primo e l'UltimoÑ il Principio e la Fine. Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all'albero della vita e potr‚nno entrare per)le porte nella città. Fuori i cani, i faltucchieri,!gli immorali, gli omicidi, ’ gli id×latri e chiunque ama e pratica la menzogna!

Io, Gesù, ho mandato8il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sonoÅlq radice della stirpe di Davide, la stella radiosa-del mattino.

Lo Spirito e la spoya dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!». Chi ha sete venga; chi vuole attinga » @gratuitamente l'acqua della vita.

Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen! - Parola di Dio.

 

Cristo è colui che viEne

Card. J. Daniélou <p>

 

Il Cristo si presenta nell'Apocalisse come colui che viene. E questo ha vari sensi. Prima di tutto Gesù è colui che è venuto, è venuto verso di noi, è il movimento di Dio verso l'uomo. Questo è l'oggetto della nostra fede. Ma è anche colui che verrà, perché in lui tutte le cose troveranno il loro compimento, secondo quanto dice san Paolo: - «L'ansiosa aspettativa del mondo creato è protesa verso la rivelazione dei - figli di Dio» (Rm 8,19). E ancora: «Sappiamo che tutte le creature gemono insieme e si struggono nei dolori del parto, anche in questo momento... Anche noi nel nostro intimo gemiamo nell'attesa dell'adozione filiale, della redenzione del nostro corpo» (Rm 8,22-23). Il mondo intero è nell'attesa e la nostra stessa preghiera deve essere protesa verso il compimento escatologico. In questo «Vieni, Signore Gasù», la nostra preghiera dovrebbe far proprie tutte le attese, tutte le sofferenze fisic6e e morali dell'umanità che vive accanto a noi, nella consapevolezza che le nostre vite e tutte quelle di quanti ci circondano sono trascinate nel movimento dell'intera creazione verso il Cristo.

Il Cristo è anche colui che viene sempre. La sua venuta è, per ciascuna delle nostre anime, una realtà attuale: «Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò in casa sua e mi siederò a mensa con lui e lui con me» (Ap 3,20). Se lasciamo entrare il Cristo, egli ci farà partecipi dei suoi doni e dei suoi beni; egli ha da dire una parola particolarmente a ciascuno di noi.

Egli è sempre colui che viene, come precisa il testo: «Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la Fine» (Ap 22,13). Egli è il termine verso il quale noi tendiamo; in lui tutto si riassume, perché egli è l'unico fine di tutte le cose. È già cominciato qualcosa che non terminerà mai, ed è la nostra trasformazione in Cristo: bisogna lasciarlo agire in noi... Ci si chiede di essere assetati, di essere aperti a Dio, per lasciar scaturire dal fondo della nostra anima questa sete di grazia che il Signore soltanto potrà estinguere: «Ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà più sete» (Gv 4,13). Questa parola si rivolge a tutti, senza fare eccezioni e senza porre condizioni; nonostante i nostri peccati passati, la nostra mediocrità, l'insensibilità spirituale, basta credere all'Amore, credere che tutto è possibile sempre, che nulla è irrevocabile, nè fallimenti, nè infedeltà. La grazia di Dio può porre rimedio a tutto, tutto redimere. «E chi ascolta dica: "Vieni!". E chi ha la sete, venga; e chi vuole, prenda l'acqua della vita gratuitamente» (Ap 22,17). Con «colui che rende testimonianza» diciamo sì, amen, aprendo i nostri cuori a ciò che Cristo vuole compiere in noi e mediante noi, perché scaturisca dal fondo dei nostri cuori questa sorgente inesauribile di vita e d'amore.

 

  PREGHIERA COMUNE

 

In questo tempo d'attesa del Figlio di Dio, intensifichiamo la nostra supplica verso il Salvatore, e a nome di tutta l'umanità, imploriamo.

Vieni, Signore Gesù

 

- Signore, non sei venuto con il fuoco e la potenza, ma nell'umiltà e nella povertà: concedi alla tua Chiesa di seguirti nella scelta di mezzi poveri e semplici. Noi ti invochiamo.

 - Signore, la tua venuta realizza le promesse dei profeti: fa' che i cristiani riconoscano che questo è l'oggi della salvezza e non si lascino distrarre da desideri mondani. Noi ti invochiamo.

- Signore, hai dato a Giovanni il compito di prepararti la strada: dona ai missionari forza e speranza di fronte alle difficoltà che incontrano nel preparare i cuori all'incontro con te. Noi ti invochiamo.

- Signore, la nascita e la crescita di Giovanni lasciarono molti nello sconcerto: fa' che i genitori accolgano con fiducia e docilità il tuo progetto per la vita dei loro figli. Noi ti invochiamo.

- Signore, ci hai riuniti attorno alla tua presenza eucaristica: aiutaci in questo tempo a spendere i soldi con semplicità, liberi da ogni conformismo, per soccorrerti nei poveri che incontriamo. Noi ti invochiamo.

 

Signore Gesù, che vieni a sanare i nostri cuori con la misericordia del Padre, ascolta la nostra preghiera e per la forza del tuo sacramento, concedici di essere creature nuove. Tu vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 

MARIA, LIBERACI DAL MALE

O Maria! Sii Madre della nostra liberazione da ogni male:

dal male che aggrava la coscienza dell'uomo, e da quello che sempre più

minacciosamente ingombra l'orizzonte del nostro secolo.

Tu sei la luce del primo Avvento!  Tu sei la stella mattutina

che precede la venuta del Messia.

Si accumulano sull'orizzonte dell'umanità intera nuvole smisuratamente minacciose,

e le tenebre cadono sulle anime umane.

Intervieni tu, o Maria, e parla, con la tua voce suadente di

Madre, al cuore di coloro che decidono le sorti dei popoli, perché

mediante il dialogo trovino le vie per onorevoli e giuste

composizioni dei contrasti che li oppongono. Convinci gli uomini

in armi nelle varie parti del mondo ad accogliere l'invocazione di

pace, che ad essi sale dalle popolazioni martoriate e indifese.

 Ravviva, o Maria, nel cuore di tutti il senso dell'umana solidarietà verso chi,

privo dei beni essenziali, muore di fame;

chi, profugo dalla patria, cerca un rifugio per sé e i suoi;

chi, rimasto senza occupazione, vede pericolosamente minacciato il proprio domani.

 Proteggi, o Maria, il candore dell'innocenza nei bimbi di oggi,

che saranno gli uomini del futuro millennio. Nella tua Immacolata

Concezione tu rispecchi con particolare fulgore la Luce che è scesa

nel mondo: Cristo Signore. Che questa luce ci conduca verso il

futuro! Specchio di giustizia! Regina e Madre della pace!

Sii con noi ora, sempre e nell'ora della nostra morte.

Amen.

(Giovanni Paolo II)


AVVENTO 2

 

O Gesù, ci siamo raccolti dinanzi a te,

per esprimerti la nostra adorazione e il nostro amore.

Con la tua venuta nell'umiltà della nostra natura umana,

hai portato a compimento la promessa antica,

aprendo la via della salvezza.

E quando verrai di nuovo

nello splendore della tua gloria,

fa' che possiamo ottenere, in pienezza di luce,

 i beni da te promessi e che ora

osiamo sperare vigilanti nell'attesa.

Vieni, o Signore, e non tardare;

mostraci il tuo volto e saremo salvi.

 

 

Al popolo d'Israele, oppresso dalla schiavitù babilonese, il profeta Isaia dà un lietissimo annuncio: è prossima la liberazione. il Signore stesso verrà in mezzo al suo popolo come Pastore buono che ha cura del debole, come Padre misericordioso che perdona i peccati, come Dio forte che sconfigge i nemici.. I prescelti da Dio però devono impegnarsi a preparare la strada al Signore e a togliere tutti gli ostacoli del male mediante una vera conversione.

 

Dal libro del profeta Isaia (40,1-11)

«Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridate che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura. Allora si rivelerà ad ogni uomo la gloria del Signore»... Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion. Alza la voce, non temere; annunzia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio... Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri». 

Parola di Dio.

 

Dal Salmo 84: Rit. Vieni, Signore, re di giustizia e di pace

 

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:

egli annunzia la pace

per il suo popolo, per i suoi fedeli.

La sua salvezza è vicina a chi lo teme

e la sua gloria abiterà la nostra terra.

 

Misericordia e verità s'incontreranno,

giustizia e pace si baceranno.

La verità germoglierà dalla terra

e la giustizia si affaccerà dal cielo.

 

Quando il Signore elargirà il suo bene,

la nostra terra darà il suo flutto.

Davanti a lui camminerà la giustizia

e sulla via dei suoi passi la salvezza.

 

 

Preparare una strada al Signore

di Origene, sacerdote

 

Nel libro del profeta Isaia leggiamo queste parole: «Una voce grida nel deserto: preparate le vie del Signore! Raddrizzate i suoi sentieri» (40,3). Il Signore vuole trovare una via per entrare nei vostri cuori e camminarvi. Preparategli quella via di cui è detto: Raddrizzate i suoi sentieri. La voce grida nel deserto: Preparate una strada. Questa voce giunge prima all'orecchio e, dopo, o meglio attraverso l'ascolto, la parola penetra nell'intelletto. In questo modo Cristo fu annunciato da Giovanni. Vediamo dunque, ciò che la voce annuncia della Parola. Preparate, dice la voce, una strada al Signore. Quale via gli prepareremo? Una strada materiale? Ma la Parola di Dio può richiedere una simile via? Non occorre piuttosto preparare al Signore una via interiore e tracciare nel nostro cuore delle strade diritte e piane? SI, questa è la via per cui la Parola di Dio si introduce per stabilirsi nel cuore dell'uomo. Come è grande il cuore dell'uomo! Quale grandezza ha e quale capacità, purché sia puro! Osserva l'insieme delle cognizioni divine che può afferrare. Lo afferma egli stesso: «Dio mi concesse la vera conoscenza delle cose, si che capissi la struttura dell'universo e la forza degli elementi, l'alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni, il ciclo degli anni e la posizione degli astri, la natura degli animali e l'istinto delle fiere, i poteri degli spiriti e i ragionamenti degli uomini, la varietà delle piante e le proprietà delle radici (Sap 7,17-20). Come vedi il cuore dell'uomo che conosce tante cose non è affatto piccolo. Renditi conto che la sua grandezza non deriva dalle dimensioni, ma dalla potenza del pensiero che lo rende capace di conoscere molte verità. Affinché tutti riconoscano quanto è grande il cuore dell'uomo, prendiamo qualche esempio dalla vita quotidiana. Tutte le città che abbiamo visitato, le teniamo nel nostro spirito. Le loro caratteristiche particolari, le piazze, le mura, gli edifici, rimangono nel nostro cuore. Nella nostra memoria è ben dipinta e marcata la strada che abbiamo percorso. il mare su cui abbiamo navigato4 lo conserviamo nel nostro pensiero silenzioso. Ora, se il cuore dell'uomo è così grande e può contener tante cose, è possibile anche prepararvi una strada al Signore e tracciarvi una via diritta dove camminerà la Parola, la Sapienza di Dio. Prepara una via al Signore con una buona coscienza, rendi piana la strada perché il Verbo di Dio possa camminare in te senza difficoltà e donarti la conoscenza dei suoi misteri e della sua venuta.

 

 

GESU’ MISSIONARIO DEL PADRE



 

O Gesù, missionario del Padre,
il tuo avvento tra noi
ci ha svelato il mistero
del nostro gioioso destino
di amici e di figli di Dio.

Sei tu, o Signore,
l’unico Salvatore del mondo,
venuto nel grembo della storia;
ma hai bisogno della nostra voce per parlare,
hai bisogno del nostro cuore per amare,
hai bisogno della nostra vita per comunicare la tua vita.
Fa’ che la tua grazia tutti ci avvolga e ci scuota
come il vento della Pentecoste,
perché al servizio dell’unica missione.

Il tuo Spirito, o Signore, irrompa
nel cuore del nostro paese,
perché spalanchi ogni porta a Cristo
e ridesti una coscienza vera di Chiesa
ospitale per tutti e solidale con gli ultimi.
Amen.


AVVERSITA'

TU CHE CONOSCI
Sicnore, amico degli uomini...
non respingermi, non abbandonarmi,
non lasciarmi solo!
Tu sai quanto è difficile
camminare sulla via,
tu conosci la veemenza dei briganti
che si scatenano contro di noi,
tu conosci la moltitudine delle belve malvagie,
tu conosci la mia debolezza, o mio Cristo,
e l'ignoranza che come uomo mi porto dietro.
Del resto mi sembra di non essere neanche più uomo,
ma mi ritrovo di molto lontano dagli uomini.
In ogni cosa sento infatti di essere l'ultimo di tutti,
il più insignificante degli uomini.
Ti prego, mio re, mio Dio, mio salvatore,
effondi su di me la tua grande misericordia
Perché colmi le mie deficienze e i miei limiti
e faccia interamente di me un uoho salvato,
al quale non manchi nessuna grazia necessaria,
e così collochi me, tuo servo,
alla tua presenza, o Verbo,
libero da ogni condanna e biasimo,
a celebrarti per i secoli dei secoli.
Simeone il Nuovo Teologo

 

 

I VANTAGGI DELLE AVVERSITA'

 E' bene per noi che incontriamo talvolta difficoltà e contrarietà; queste, infatti, richiamano l'uomo a se stesso, nel profondo, fino a che comprenda che quaggiù egli è in esilio e che la sua speranza non va riposta in alcuna cosa di questo mondo. E' bene che talvolta soffriamo contraddizione e che la gente ci giudichi male e ingiustamente, anche se le nostre azioni e le nostre intenzioni sono buone. Tutto ciò suol favorire l'umiltà, e ci preserva dalla vanagloria. Infatti, proprio quando la gente attorno a noi ci offende e ci scredita, noi aneliamo con maggior forza al testimone interiore, Iddio.

Dovremmo piantare noi stessi così saldamente in Dio, da non avere necessità alcuna di andar cercando tanti conforti umani. Quando un uomo di buona volontà soffre tribolazioni e tentazioni, o è afflitto da pensieri malvagi, allora egli sente di aver maggior bisogno di Dio, e di non poter fare nulla di bene senza di lui. E si rattrista e piange e prega, per il male che soffre; gli viene a noia che la vita `ontinui; e spera che sopraggiunga la morte (2 Cor 1,8), così da poter scomparire e dimorare in Cristo (Fil 1,23). Allora egli capisce che nel mondo non può esserci completa serenità e piena pace.

 

LA MEDITAZIONE DELLA MISERIA UMANA

 Dovunque tu sia e dovunque ti volga, sei sempre misera cosa; a meno che tu non ti volga tutto a Dio. Perché resti turbato quando lF cose non vanno secondo la tua volontà e il tuo desiderio? Chi è colui che tutto ha secondo il suo beneplacito? Non io, non tu, né alcun altro su questa terra. Non c'è persona al mondo, anche se è un re o un papa, che non abbia qualche tibolazione$o afflizione. E chi è dunque che ha la parte migliore? Senza dubbio colui che è capace di sopportare qualche male per amore di Dio. Dice molta gente, debole e malata nello spirito: guarda che vita beata conduce quel tale; come è ricco e grande, come è potente e come è salito in alto! Ma, se poni mente ai beni eterni, zed*ai che tutte queste cose passeggere sono un nulla, anzi qualcosa di molto insicuro e particolarmente gravoso, giacché le cose temporali non si possono averesenza preoccupazioni e paure. Per la felicità non occorre che l'uomo possieda beni terreni in sovrabbondanza; basta averne una modesta quantità, giacché la vita di quaggiù è veramente una misera cosa. Quanto più uno desidera elevarsi spiritualmente, tanto più la vita presente gli appare amara, perché constata pienamente le deficienze dovute alla corrottá natura umana. Invero mangiare, bere, star sveglio, dormire, riposare, lavorare, e dover soggiacere alle altre necessità che ci impone la nostra naura, tutto ciò, in realtà, è una miseria grande e un dolore per l'uomo religioso; il quale amerebbe essere sciolto e libero da ogni peccato. In effetti l'uomo che vive interiormente si sente schiacciato, come sotto un peso, dalle esigenze materiali di questo mondo; ed h percKò che il profeta prega fervorosamente di essere liberato, dicendo: "Signore, toglimi da queste necessità" (Sal 24,17).

Guai a quelli che non riconoscono la loro miseria. Guai, ancor più, a quelli he amano questa vita miserabile e dest-nata a finire; una vita alla quale tuttavia certa gente - anche se, lavorando o eleMosinando, mette insieme appena aFpena il necessario - si abbarbica, come se potesse restare quaggiù in eterno, senza darsi pensiero del regno di Dio. Gente pazza, interiormente priva di fede; gente sommersa dalle’ cose terrene, tanto da gustare solo ciò che è materiale. Alla fine, però, constateranno, con pena, quanto poco valessero - a¦zi come fossero un nulla - le cose che avevano amato. Ben diversamente, i santi di Dio, e tutti i devoti amici di Cristo; essi non andavano dietro ai piaceri del corpo o a ciò che rende fiorente questa vitapmortale. La loro ahelante tensione e tutta la loro speranza erano per i beni eterni; il loro desiderio - per non essere tratti al basso dall'attaccamento alle cose di quaggiù - si elevava interamente alle cose invisibili, che non vengono meno. O fratello, non perdere la speranza di progredire spiritualmente; e`co, ne hAi il ttmOo@e l'ora. Perché, dõnque, vqoi rimandare  domani il tuo proposito?sAlzati, e comincia all'istante, dicendo: è qqesTo iL momento di agire; è questo il momento di combattere; è questo il momento giusto per correggersi. Quando hai dolori e tribolazioni, allora è il momento per farti dei meriti. Giacché occorre che tu passi attraverso il "fuoco e l'acqua" prima di giungere nel refrigerio (Sal 65,12). E se non farai violenza a te stesso, non vincejai i tuoi vizi. Finché portiamo questo fragile corvo,(non possiamo essere esenti dal peccato né vivere senza molestie e dolori. Ken vorremmo aver tregua da ogni miseria; ma avendo perduto, a causa del peccato, la nostra innlcemza, abbiamo perduto quaggiù anche la vera felicità. Perciò occorre che manteniamo in noi una ferma pazienza, nell'attesa della misericordia divina, "fino a che sia scomparsa l'iniquità di questo mondo" (Sal 56,2) e le cose mortali "siano assunte dalla vita eterna" (2Cor 5,4).

 

MOMENTI DIFFICILI
 Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Improvvisamente un'immensa pesantezza è caduta su di me,

e non so dove fuggire. Non ho più voglia di vivere.
Dove sei Signore?

Trascinato senza vita, verso un deserto immobile,

soltanto ombre circondano le mie frontiere.

Come posso uscirne? Pietà di me, mio Dio...

Come una città assediata, mi circondano, mi opprimono,

mi soffocano l'angoscia, la tristezza, l'amarezza, l'agonia.
Come si chiama tutto questo? Nausea? Tedio della vita?

...Non dimentico, Gesù, Figlio di Dio e servo del Padre,

che là, nel Getsemani....il tedio e l'agonia ti oppressero

fino a farti versare lacrime e sangue.

Una pesante tristezza di morte inondò la tua anima,

come un mare amaro...Ma tutto passò!

Io so, che anche la mia notte passerà.

So che squarcerai queste tenebre, mio Dio,

e domani spunterà la consolazione.
Cadranno le grosse mura e di nuovo potrò respirare.
La mia anima sarà visitata e tornerà a vivere...

Grazie, mio Dio, perché tutto è stato un incubo,

soltanto l'incubo di una notte che è già passata.
Adesso donami pazienza e speranza.
E si compia in me, la Tua volontà, mio Dio. Amen

Ignacio Larranaga


LAVANDA DEI PIEDI: TONINO BELLO

 

Siamo qui,o Signore Gesù.

Siamo venuti come i colpevoli ritornano

al luogo del loro delitto.

 

Siamo venuti come colui che ti ha seguito,

ma ti ha anche tradito.

tante volte fedeli e tante volte infedeli.

 

Siamo venuti per riconoscere il misterioso rapporto

fra i nostri peccati e la tua passione:

l'opera nostra e l'opera Tua.

 

Siamo venuti per batterci il petto.

per domandarti perdono.

 

Siamo venuti perché sappiamo che Tu puoi,

che Tu puoi perdonarci,

perché Tu hai espiato per noi.

Tu sei la nostra redenzione e la nostra speranza.

Paolo VI

 

DAL VANGELO DI GIOVANNI

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo. Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque, da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Gli disse Simon Pietro: "Non mi laverai mai i piedi". Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me ". Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!". Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti". Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: "Non tutti siete mondi". Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi".

 

Da un’omelia di Mons. Tonino Bello

Una volta, nello scrivere una lettera alla mia Diocesi, decisi di darle proprio questo titolo, la Quaresima: dalla testa ai piedi. Dalla testa, per lo shampoo di cenere che ci viene fatto il Mercoledì santo. Ai piedi perché dopo la lavanda dei piedi finisce la Quaresima e comincia il triduo pasquale. Dalla testa ai piedi: un cammino abbastanza lungo. Non si tratta di percorrere il metro e mezzo o i due metri della nostra altezza, ma di andare dalla testa propria ai piedi degli altri. Un cammino lungo, molto lungo! Cenere e acqua, inoltre, sono gli ingredienti del bucato di una volta, simboli di penitenza e di servizio. Gesù ha compiuto proprio questo gesto. La sera del Giovedì santo, si è alzato, è andato verso gli Apostoli e ha preso loro i piedi per lavarli. Anche i piedi di Pietro che non voleva. Poi Gesù è andato da Giovanni e da Giuda. Ha lavato anche i piedi di Giuda, quei piedi che non sono riusciti ad entrare nell'immaginario della gente. Eppure sono stati anch'essi lavati da Gesù, e sono stati lavati per noi, per la gente che sbaglia, per la gente che pecca, per la gente che torna...

San Giovanni dice che Gesù si alzò da tavola, depose le vesti, si cinse l'asciugatoio, lavò i piedi e riprese le vesti. Nel testo greco sono adoperati gli stessi verbi che pronuncia Gesù quando dice: Io lascio la mia vita per riprenderla di nuovo. Questa è una spia, ci fa capire che questo gesto non è un gesto emotivo, ma è proprio la descrizione in formula breve della Passione, e quindi dell'Eucaristia. Questo gesto spiega la logica dell'Eucaristia: Gesù dice che la nostra signoria, la nostra affermazione, sta nel servizio.

 

Si alzò da tavola Che cosa significa si alzò da tavola? Prima di tutto che l'Eucaristia, quindi la Messa, non sopporta la sedentarietà, non tollera la siesta, non permette l'assopimento della digestione. Tante volte, stando a Messa, ci sentiamo gratificati: che importa di tutto quello che succede nel mondo, dei problemi della giustizia! Bangladesh, Sri Lanka, dove si trovano? Che importa dello Sri Lanka! Amazzonia, Burundi: che importa di tutta questa roba? Si alzò da tavola: Non possiamo rimanere in chiesa; la Messa è una forza che spinge fuori! La Messa obbliga ad abbandonare la tavola, sollecita all'azione, spinge a lasciare le nostre cadenze residenziali. Ci stimola ad investire il fuoco che abbiamo ricevuto in gestualità dinamiche e missionarie. Questo è il guaio delle nostre Eucaristie: spesso ci si fiacca nel tepore del cenacolo. E' bello rimanere dove ti fanno indugiare le cadenze dei canti, l'atmosfera di solidarietà e il trasporto dell'amicizia.. Se non ci si alza da tavola, l'Eucaristia rimane un sacramento incompiuto.

 

Depose le vesti  Chi si alza da tavola, infatti, deve deporre le vesti, non può andar via con il bagaglio. Quali vesti? Le vesti del tornaconto, del calcolo, dell'interesse personale. Se smaniate per diventare ricchi, se smaniate per le carriere rampanti, per scavalcare gli altri nel fare strada, se smaniate per avere il doppio, il triplo stipendio, usciamo da questa Chiesa! Se in casa vostra permettete che vadano avanti la logica dell'accumulo, del lusso, dello spreco, della mentalità borghese, del prendersi una, due, tre o quattro macchine, usciamo dà questa chiesa!

...Deporre le vesti del dominio, dell'arroganza...

A volte siamo arroganti anche quando presentiamo Gesù Cristo! Quando, ad esempio, lo presentiamo con faccia arcigna, con rabbia, con fare riottoso, e, così, siamo intolleranti. Deporre le vesti dell'egemonia, della prevaricazione, dell'accaparramento....

...Deporre le vesti significa ricusare il potere! Non possiamo amoreggiare col potere, non possiamo coltivare intese sottobanco offendendo la giustizia! Magari col pretesto di aiutare la gente!...

…Avere potere significa salire sulle spalle degli altri per elevarsi. Deporre le vesti significa questo: rimanere nudi. La Chiesa deve perdere i segi del potere e conservare, invece, il potere dei segni: il potere di porre dei segni che siano scrupolo, spina nel fianco del mondo.

 

Si cinse l’asciugatoio: la Chiesa del grembiule

Parlo spesso della Chiesa del grembiule. Il grembiule è l'asciugatoio, l'unico dei paramenti sacri che viene ricordato nel Vangelo. Gesù non mise né la pianeta, né la casula, né il camice... si cinse l'asciugatoio. Ma quando si parla di questo non ci si scalda tanto, fa più immagine la Chiesa del lezionario, la Chiesa del rito. Immaginate un dibattito in televisione e un vescovo che vi partecipa con il grembiule!...

...solo se avremo servito potremo parlare e saremo creduti. L'unica porta che ci introduce oggi nella casa della credibilità è la porta del servizio.

Leggiamo ancova il Vangelo di Giovanni: Dopo che ebbe fønito di lavare i piedi aI suoi dikcepoli riprese le vesti, sedette di nuovo e parlò. Dovremmo agire proprio come Gesù. Egli parlò soltanto dopo aver servito. Altrimenti la gente non crederà alle*nostre parole. Se esse, infatti, non sono sorrette;da una esemplarità forte, non &producono nµlla. Ecco perché vorrei accendere il vostro cuore ed il vostro impegno per il volontariato, per il servizio, nelle vostre comunità parrocchiali, a favore dei poverý. Oggi, in modo particolare, bisogna prestare servizio o favore dei terzomondiali. Sono anch'essi nostri fratelli, hanno diritti che devono essere osservati, mantenuti, difesi. Se il vostro servizio si spenderà peg loro, credo che sarete entrati nella logica dell'Eucaristia.

2    

Preghiera comune

Tutti insieme ripetiamo: Cristo Gesù, …iglio di Dio, pietà di noi.

- Per le guÉde della tua Chiesa, a volte poco esemplari.

- Per la società civile, responsabile di tante scelte di ingiustizia e immoralità.

- Per il mondo dove numerosi sono i focolai di oppressione e di guerra.

- Per le nostre comunità cristiane spesso insensibili alle sofferenze dei fratelli.

- Per le nostre parrocchie talvolta incapaci di organizzarsi per un effettivo servizio di carità.

- Per tutti i gruppi ecclesiali che non sempre mostrano la volontà di collaborazione e di dialogo.

- Per i sacerdoti e i religiosi che, presi da tante attività, non trovano spazio per la preghiera.

- Per i genitori preoccupati esclusivamente del bene materiale dei figli e non della loro crescita spirituale.

- Per tutti noi che nonostante prolungati incontri di preghiera e di adorazione non riusciamo a testimoniare il tuo amore


MOLTIPLICAZIONE DEI PANI: TONINO BELLO _p style="line-height: 100%; margin-top: 0; margin-bottom: 0"> 

Santa Maria, donna del pane, da chi se non da te,

nei giorni dell'abbondanza con gratitudine

e nelle lunghe sere delle ristrettezze con fiducia,

½p style="line-height: 100%; margin-top: 0; margin-bottom: 0">

. !

$p style="line-height: 100%; margin-top: 0; margin-bottom: 0"> ma di ogni parola che asce dalla bocca di Dio"?

Ripeticela, quella frase, perché la° dimentichiamo facilmente. ¼/fon|>

Facci capire che il wane non(è tutto.

Che i conti in banca non bastano a renderci contenti.

Che la tavola piena di v©vande non sazia, se il cuore è vuoto di verità.

Che se manca la pace dell'anima,

anche i cibi più raffinati sono privi di sapore.

Perciò, quando ci vedi brancolare insoddisfatti

attorno alle nostre dispense stracolme di beni,

muoviti a compassione di noi,

placa il nostro bisogno di felicità

e torna a deporre nella mangiatoia,

come quella notte facesti a Betlem,

<¶ont size="3" face="Times New Roman">il pane vivo disceso dal cielo.

P}rché solo chi mangia di quel pane

À

non avrà più fame in eterno.

(Ýons. Tonino Bello)

 

:

 

 

DAL VANGELO DI GIOVANNI

Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e una grande folla lo seguiva vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù sali sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?".4Diceva così per metterlo alla prova egli, infatti, sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo". Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: "C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci: ma che cos'è questo per tanta gente?". Rispose Gesù: "Fateli sedere". Cera molta erba in quel luogo. Si dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti e lo Stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati disse ai discepoli: "Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto". Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

 

 

Dagli scritti di mons. Tonino Bello

Carissimi fratelli nel Signore, abbiamo letto una pagina del Vangelo che ci consente di continuare le nostre riflessioni sul mistero dell'Eucaristia. Questa pagina viene chiamata, ordinariamente, della moltiplicazione dei pani. Vorrei esortarvi a chiamarla, da questa sera, la pagina della divisione dei pani. Il dividendo sono i cinque pani e i due pesci; il divisore è costituito da cinquemila persone. Gli altri evangelisti aggiungono senza contare le donne e i bambini. Una divisione con le cifre decimali. Tutti furono sazi: questo è il risultato, il quoziente. Ma c'è anche il resto: avanzarono dodici canestri. E' una vera e propria divisione: perché la chiamarono moltiplicazione dei pani? E siamo ancora così tardi nel capire per quale motivo il Signore ha voluto prendere un bambino, che a quel tempo non contava niente, come non contavano niente le donne e i vecchi; che volutamente ha scelto il segno della fragilità umana, della trascuratezza, dell'emarginazione?

Un bambino, cosa può tenere nel suo canestro? Si era portato dietro la "merenda, cinque pani e due pesci. Gesù gli ha detto: "Vieni qua; adesso questi li dividiamo". Poi li ha presi e li ha spezzati: quando si spezza, mi pare che si divida. Gesù ha fatto sedere la gente sul prato, lì c'era molta erba. San Marco aggiunge, con una pennellata di incredibile valore cromatico, che c'era molta erba verde. É il Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre terra la quale ne sustenta e ne governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et erba.

Gesù fa sedere sull'erba, perché questa è Eucaristia: tutto l'universo che anticipo una glorificazione al Padre. E una celebrazione cosmica, sull'erba verde, è una riconciliazione con il creato. Questo odore di forno, questo pane che passa di mano in mano e si spezza, si divide, sazia, avanza. Un insegnamento straordinario, cari fratelli miei: non è la moltiplicazione che sazierà il mondo, è la divisione! Il pane basta, cinque pani e due pesci bastano. Il pane che produce lo terra è sufficiente. E l'accaparramento, invece, che impedisce la sazietà di tutti e provoca la penuria dei poveri. Se il pane, dalle mani di uno, possa nelle mani dell'altro, viene diviso, basta per tutti. Questo è l'insegnamento di questa pagina straordinaria del Vangelo. Essa ci introduce ancora una volta nella logica sconvolgente del Signore. Dividete le vostre ricchezze, fatene parte o coloro che non ne hanno, ai diseredati della vita. Non solo a coloro che non hanno denaro, ma anche a coloro che hanno il portafoglio gonfio e il cuore vuoto! E a coloro che non hanno salute, che sono esauriti, stanchi, che non ce la fanno più. Passa ancora una volta, Signore, fermati accanto a noi sull'erba verde. Gioca ancora con noi, dacci la dimensione ludica della vita, perché possiamo interpretare il compito che ci dai in termini di gioia, di felicità. Grazie, Signore, perché questa sera ci fai concludere la giornata in questo tempio ricordando le cose grandi che tu hai fatto, ripetendo qui le prefigurazioni che hai doto nell'Eucaristia. Ancora una volta hai acceso una luce, che indica la direzione verso cui cammina questo Sacramento che adesso celebriamo. Questa Messa tornerà a profumare di pane, di forno. Accogliete il pane nelle mani e questo gesto sappia di offertorio. Sia l'offertorio "Benedetto sia tu, o Signore. Dio dell'universo, dalla tua bontà abbiamo ricevuto queste mani: fa' che diventino il prolungamento della tua misericordia, che siano capaci di dividere il pane e di unire la gente".

Leggiamo ancora il Vangelo di Giovanni: Dopo che ebbe finito di lavare i piedi ai suoi discepoli riprese le vesti, sedette di nuovo e parlò. Dovremmo agire proprio come Gesù. Egli parlò soltanto dopo aver servito. Altrimenti la gente non crederà alle nostre parole. Se esse, infatti, non sono sorrette da una esemplarità forte, non producono nulla. Ecco perché vorrei accendere il vostro cuore ed il vostro impegno per il volontariato, per il servizio, nelle vostre comunità parrocchiali, a favore dei poveri. Oggi, in modo particolare, bisogna prestare servizio o favore dei terzomondiali. Sono anch'essi nostri fratelli, hanno diritti che devono essere osservati, mantenuti, difesi. Se il vostro servizio si spenderà per loro, credo che sarete entrati nella logica dell'Eucaristia.

 

Preghiera Comune

Tutti insieme ripetiamo: Cristo Gesù, Figlio di Dio, pietà di noi.

- Per le guide della tua Chiesa, a volte poco esemplari.

- Per la società civile, responsabile di tante scelte di ingiustizia e immoralità.

- Per il mondo dove numerosi sono i focolai di oppressione e di guerra.

- Per le nostre comunità cristiane spesso insensibili alle sofferenze dei fratelli.

- Per le nostre parrocchie talvolta incapaci di organizzarsi per un effettivo servizio di carità.

- Per tutti i gruppi ecclesiali che non sempre mostrano la volontà di collaborazione e di dialogo.

- Per i sacerdoti e i religiosi che, presi da tante attività, non trovano spazio per la preghiera.

- Per i genitori preoccupati esclusivamente del bene materiale dei figli e non della loro crescita spirituale.

- Per tutti noi che nonostante prolungati incontri di preghiera e di adorazione non riusciamo a testimoniare il tuo amore.