ACCOGLI

Signore Dio, santo e inesprimibile,

che hai ordinato alla luce di brillare tra le tenebre,

che ci hai fatti riposare durante il sonno della notte

e che ci fai rialzare per implorare e glorificare la tua bontà,



accogli noi che ora ti adoriamo come meglio possiamo.

Proclamaci figli della luce, ricordati,

nella ricchezza della tua misericordia, di tutto il tuo popolo,

dei presenti che pregano con noi e di tutti i nostri fvatelli

che, sulla terra, per mare e in ogni luogo deltuo dominio,

implorano il tuo amore verso gli esseri umani.

Elargisci a tutti il tuo grande amore affinché,

salvi nell'anima e nel corpo,

contando sempre sulla tua amicizia,8p>

possiamo lodare il tuo ome santo e benudetto.

(Ufficiatura dell'aurora della "Grande Chiesa"¯ Bizantina)

 

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èA VOCAZIONE DI MOSER =/font>Dal libro dmll’Esodo (2,23 – 3,7)

Nel lungo corso di quegli anni, il re d’Egitto morô. Gli Israeliti gemettero per la loro schiývitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Allora Dio Iscoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza con Abramo e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti e se ne presà pensiero.Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocern, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel rovEto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere quasto Urande speUtacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e D”o lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti! TogLiti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra sanxa!». E isse: «Io sono il Dlo di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: «Ho"osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo griDo a causa dei suoi sorveglqanti; conosco infatti le sue sof`esenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano delÔ’Egitto e er farlo uscire da questo paese verso un paese bellz e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luo”o dove si trovano il Cananeo, l’Hittita, l’Amorreo, il DerizzÛta, l’Eveo, il Gebuseo. Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho vistO l’oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. Ora Žà! Io ti8mando dal faraone. Fà uscire dall’Egitto il miï popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall’Egitto gli Israeliti?». Rispose: «Io sarò con t. Eccoqi il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».

 

Dagli Scritti di San Gilvanni Cris×stomo (Commento al Vangelo di san Matteo)

Gesù dice: Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra e che desidero se non che si accenda? (Lc 12,49) E per lo stesso motivo lo Spirito Santo apparve in terra sotto forma di fuoco. Eppure, dopo tutto questo, noi restiamo più freddi della cenere e più insensibili dei morti. Non ci commoviamo affatto al vedere Paolo elevarsi al di soJra del cielo, passare anzi di cielo in cielo più veemente di una fiamma, vincere tutti gli ostacoli e porsi al di sopra degli inferi e dei superni, deŒ presente e dell'avvenire, di ciò che è e di ciò che non è. Se questo esempio ti sembra troppo grande, ebbene, ciò è segno della tua rilassatezza. Che cosa ebbe Paolo più di te, per dire che ti è impossibile imitarlo? Ma per non insistere su questo punto, lasciamo da parte Paolo e gettiamo uno sguardo sui primi cristiani: denaro, proprietà, onori mondani, affari terreni, essi gettarono via tutto, per donarsi tutti interi a Dio, per meditare giorno e notte sugli insegnamenti della sua parola. Ecco qui il fuoco dello Spirito Santo: esso non tollera che si abbia alcun desiderio delle cose di questo mondo, in quanto ci conduce verso un altro amore. Perciò colui che prima amava le cose terrene, ora, anche se occorresse donare tutto quanto possiede, abbandonare le gioie di questa terra, disprezzare la gloria, e dare la sua stessa vita, farà tutto ciò con meravigliosa facilità. Infatti quando l'ardore di questo fuoco è entrato nell'anima dell'uomo, esso scaccia l'indifferenza e la pigrizia. Questo fuoco rende l'anima che ne è invasa più leggera di una piuma e le conferisce inoltre la capacità di disprezzare tutte le cose terrene. Colui che si trova in tali condizioni, anche se vive in città, è come se abitasse in un eremo nel deserto, su una montagna o nella foresta. Egli non rivolge più uno sguardo alle cose presenti, non si sazia di gemere e piange per i propri peccati come per quelli degli altri. Per questo Gesù proclama beati, prima di altri, gli uomini di tal genere, dicendo: Beati quelli che piangono! (Mt 5,5). Ma in qual senso allora Paolo ha detto: Siate sempre allegri nel Signore! (Fil 4,4)? Lo ha detto per esprimere la gioia che queste lacrime suscitano. Infatti, come la gioia terrena ha sempre per compagna la tristezza, così le lacrime che si versano per amore di Dio fanno fiorire nell'anima una beatitudine che non muore né appassisce mai. Fu così che quella peccatrice, di cui parla il Vangelo, divenne più pura delle stesse vergini, in quanto era stata presa totalmente da questo fuoco divino. Quando fu infiammata dal fervore della penitenza, arse d'amore per Cristo. Sciolse i suoi capelli, bagnò i piedi di Gesù con le lacrime, li asciugò con la sua chioma e versò su di essi il profumo. Tutto questo avveniva esteriormente, ma i sentimenti della sua anima erano assai più ardenti d'ogni esterna manifestazione: solo Dio li vedeva!

 

SPIRITO E IMPETO

O Divino Spirito,

per le nostre vele cadenti

o ripiegate sull'abitudine,

sii vento impetuoso che sospinge

verso l'avventura e il largo della vita.

Per noi, sordi per comodo ai tuoi richiami,

sii rombo e tuono possente.

Per noi, abituati alla monotonia

delle scuse e dei compromessi,

sii novità, fantasia e rischio d'amore.

Per noi, indifferenti e glaciali

in un mondo come l'attuale,

che ha tanto bisogno di calore,

sii irresistibile fuoco

che scioglie, purifica e divampa.

­Per noi, pavidi e calcolatori,

vecchi, stanchi e disperati,

sii coraggio, o santo Spirito,

capacità di dono senza misura,

giovinezza, ristoro e speranza.

Per noi, ossa inaridite,

immobili e morte,

sii carne, dinamismo e vita,

o Spirito di Dio. Amen.

(Lanfranco Agnelli)